Ricordo di Riccardo Filippi, di C. Delfino

E' morto Riccardo Filippi. Era nato a Ivrea il 25/01/1931.
Proveniente dal vivaio di Cavanna alla SIOF, crebbe accanto ad atleti del calibro di Favero, Gismondi, Landi e tanti altri che riuscivano a dominare nelle maggiori competizioni nazionali di categoria.
Centrò la giornata di gloria a Lugano quando raggiunse e batté Nencini nel Campionato mondiale dilettanti di ciclismo su strada
  il 29 agosto 1953, ma poi non riuscì più ad emergere come i suoi numerosi sostenitori e gli esperti pensavano.Tuttavia corse con l'«Airone» nel trofeo Baracchi, da Bergamo a Milano. I due stravinsero, con una media record. Il successo venne ripetuto nei due anni successivi, 1954 e 1955.
La «Bianchi»
  gli fece correre il Giro d'Italia e molte classiche con risultati modesti. Ricordando gli anni con il Campionissimo era solito dire  «Fausto era un grande, fuori di discussione ed era anche un generoso, ma nella squadra c'erano limiti ben precisi oltre i quali non si poteva andare. Ripensandoci adesso, a tanti anni di distanza, dico che è stato un errore per me. Tutti mi dicevano di stare calmo, che ero giovane, che sarebbe venuto il mio tempo. Invece il tempo trascorreva veloce ed io ero sempre a fare il gregario. Altri miei colleghi - Nencini, ad esempio, un generoso, un vero combattente - andati in altre squadre meno titolate, ma dove godevano di maggiori libertà, hanno potuto esprimersi al meglio ed ottenere vittorie importanti che a me sono mancate».
Nel 1956 Filippi lasciò la Bianchi per approdare alla «Condor» e trovare l'anno successivo un ingaggio alla «Ignis» come capitano. Ma neppure quell'anno colse risultati importanti.
Emigrò allora alla «Carpano» poi alla «Ghigi», quindi alla «Tricofilina-Coppi», infine alla «Gazzola». I risultati non arrivavano. «A ventinove anni capii che il ciclismo non faceva più per me. Troppi sacrifici e risultati modesti. Mi ero sposato, mia moglie attendeva un figlio, dovevo pensare all'avvenire. Trovai un impiego alla Olivetti e lì rimasi per 25 anni abbondanti».
Dopo la morte della moglie Riccardo viveva solo nella casa di Lessolo circondato da tanti ricordi, fotografie, e anche dall'affetto di tanti tifosi che non si sono dimenticati di lui. Il funerale giovedì pomeriggio a Lessolo.
Tra i 12 "apostoli",  i migliori gregari di Fausto c'è anche luiMILANO, CARREA, CRIPPA, GAGGERO, GIACCHERO, GISMONDI, FILIPPI, PIAZZA, CONTE, SERSE COPPI, PASQUINI e DESIRE’ KETELER

Carlo Delfino

Riccardo Filippi




 

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