La Vacamora, portabandiera del GIDE sulle strade del Nord, nelle Fiandre e verso Roubaix, di G. Dal Santo

Vacamora Parigi Roubaix 

Le scorse stagioni hanno evidenziato il trend di cicloturisti esteri che calano qui in Italia; il folto calendario del GIDE offre loro un'ampia possibilità di scelta in molte regioni durante tutto l’arco della stagione. Anche per questa volontà di fungere da portabandiera del GIDE in Europa, la Vacamora ha deciso di organizzare un week-end ciclistico costruito attorno a due classiche monumento sulle strade del Nord.
Per la sua 7° edizione (e la 1° edizione internazionale), la Vacamora ha puntato sul Giro delle Fiandre e sulla Paris-Roubaix, rispettivamente due e una settimana dopo la corsa vera dei professionisti.
Gli dei del Ciclismo hanno gratificato organizzatori e cicloturisti di due giornate di sole primaverile i 18 e 19 aprile per questo importante appuntamento sulle strade del Nord. Il sabato sono stati percorsi 120 km di un pittoresco e improvvisato Giro delle Fiandre le cui strade sono state frequentate al 60% dal vero Ronde van Vlaanderen del 5 aprile e per il quale, oltre ai noti muri tagliagambe sulle strade di campagna, è stato inserito l’epico “muro” del Koppenberg con i suoi rotondi e ordinati 650 metri di pavè che scalano la collina, da basso verso il cielo. Impressionante, davvero! L’evento tanto atteso era per l’indomani quando ciclisti e bici si sono imbarcati su un bus attrezzato fino ad Haveluy : l’emozione cresceva avvicinandosi al fitto bosco di Wallers-Arenberg. Si dovevano percorrere gli ultimi 115 km della vera Roubaix di una settimana prima, quella vinta dal panzer tedesco Deggenkolb, reduce della sua vittoriosa Sanremo. Veniva subito affrontato il primo tratto di pavè di Hornaing, intitolato a Bernard Hinault, per poi sfilare davanti la miniera ormai chiusa e le sue case operaie. Ad un tratto, l’infinito e religioso rettilineo di 2400 metri della foresta di Arenberg che dava la misura dell’impresa in corso. La concentrazione dei ciclisti prevaleva e in buon ordine si affrontavano gli altri tratti di pavè, dal Pont Gibus (l’attacco di Duclos-Lasalle nel ’92) e avanti verso il molino di Templeuve ammaestrando tutti i 18 tratti di pietre arrotondate prima dell’ingresso nel velodromo di Roubaix, autentica ciliegina sulla torta per ipotetiche e ripetute volate protese al divertimento puro a sublimazione delle due giornate di gloria al nord.
Chi ha “creduto” nella trasferta ha realizzato un sogno di pedalare due eventi importanti in due giornate consecutive. Tra chi ci ha creduto, oltre agli Italiani, c’erano pure due forti spagnoli del Gran Fondo de Castilla, un canadese che vive in Olanda, un danese, un inglese che lavora in Vallonia, un fiammingo strepitoso (tra altri) nominato “Primo Capitano” sul campo, e conosciuto casualmente sulle strade verso Sanremo poche settimane prima. E’ bello questo mondo diverso che parla la stessa lingua dei pedali e sa arrangiarsi nelle conversazioni con sorriso. E vera gioia vedere giovani venuti da lontano capaci di condividere le pedalate con noti veterani. Straordinario spirito di gruppo!
“Gruppo”, parola magica: è stata adottata la filosofia di frequenti ricompattamenti per non lasciare nessuno indietro, di attendersi dopo ogni tratto di pavè, di pedalare insieme. Il supporto della dea Fortuna è stato percepito: solo quattro forature per le due giornate, nessuna caduta e una pedalata convinta e aggressiva sul pavè. Alcuni cavalcavano bici di eccezionale valore collezionistico e sono stati premiati perché l’impresa è stata portata a buon termine senza problemi meccanici.
Nella città laniera di Roubaix, adrenalina pura quando si percorrono le ultime centinaia di metri con le curve di accesso al velodromo, poi a destra la pista di cemento con la nota riga azzurra del cordolo che si offre come premio generoso agli intrepidi ciclisti del mattino. E le storiche docce? ... Guai al ciclista che non si sofferma nei box intitolati ai vincitori della Roubaix : ci si respira un’aria antica, un fascino misterioso. Pare condividere la fatica del vincitore e degli ultimi della gara. I giovani della spedizione hanno fatto una doccia rapida dove l’hanno fatta i campioni del passato prima di risalire sul bus che ci portava tutti verso la festosa serata finale. Finalmente poteva calare la tensione e si sprigionava cosi l’allegria di ciclisti felici per la doppia impresa riuscita. A tutti resterà dentro un’emozione pura che il tempo non cancellerà. Ciascuno potrà dire fieramente e con orgoglio “Al Fiandre e alla Roubaix della Vacamora, io c’ero ed è stato bello”.

Gaetano Dal Santo


Vacamora Parigi Roubaix

Vacamora Parigi Roubaix

Vacamora Parigi Roubaix

Vacamora Parigi Roubaix

Vacamora Parigi Roubaix






 

Aggiungi commento

Se non hai fatto il login, per la pubblicazione dovrai aspettare l'intervento dell'amministratore del sito.


Codice di sicurezza
Aggiorna