Il libro: Diavolo di un corridore. Corse, battaglie e miracoli di Renzo Zanazzi, di M. Pastonesi


Diavolo di un corridore
Chi è convinto che Renzo Zanazzi ci abbia lasciato il 28 gennario 2014, si sbaglia di grosso. Renzo è con noi, pedala con noi e racconta per noi bellissime storie. Attraversa un abbondante mezzo secolo ciclistico e, a volo d’uccello e con la sua solita inimitabile franchezza, ne ha per tutti. Bartali? piccolo uomo e si teneva tutti i soldi dei premi. Coppi? si vendicava non invitandomi ai circuiti. Seghezzi? un chiacchierone. Alfonsina Strada? ma quanto era brutta... Casola? un sacramento... Il dott. Campi? non manteneva il segreto professionale. Montanelli? un “casciaball”. Anche i santi e i miti crollano sotto le verità di Zanazzi. Ma il bello è che a scrivere non è Zanazzi, bensì Marco Pastonesi che poi è la stessa cosa. Perché credo che il caro Renzo in più di 15 anni abbia fatto una lenta ma profonda trasfusione di sapienza ciclistica all’amico Marco che assorbiva a piene sorsate le storie, ma anche le “ bagianade” che uscivano da una bocca sempre sorridente e capace di una autoironia come nessun altra.

Renzo è con noi e parla in prima persona ricordando gli anni della guerra (ma che bastardi …. sia gli americani che i tedeschi), gli amici (ma che sfortunato Gino Scotti), i campioni (ma che simpatico Mario Ricci), i meccanici (ma quanto è bravo l’Ernesto…). Marco lo aiuta, lo agevola con la sua prosa schietta, divertita ed essenziale. I due si trovano amalgamati, fusi e andando avanti nella lettura, non riesci più a capire chi hai davanti: Marco Zanazzi o Renzo Pastonesi ? L’affiatamento è superbo come quando il capitano e il gregario andavano in allenamento sui navigli fino a Robecco o a Fallavecchia e, quasi sempre, non era il giovane a tirare. Zanesi o Pastonazzi? Fa lo stesso. Sono due facce della stessa medaglia. E’ difficile trovare due persone che diventano più consanguinei che un padre e un figlio. Non ce ne voglia Filippo, ma credo che il vero figlio di Zanazzi sia l’autore di questo libro, a mio modo di vedere, il più bello che abbia scritto perché amava l’argomento, vale a dire: corse, battaglie e miracoli di Renzo e di tutta la “compagnia dei ricordi” di un dopoguerra passato troppo in fretta per non dimenticarlo. E in un lampo Renzo è arrivato alle porte dei suoi novant’anni ma ben lontano dalla resa incondizionata. E se Alcide Cerato, esorcizzando l’ultima pedalata, gli prendeva sempre le misure promettendogli sconti eccezionali per il servizio della sua Impresa Funebre San Siro, un tifoso e amico, incontrandolo, gli avrà chiesto decine di volte di fare una foto insieme “Prima che sia troppo tardi…” La risposta per i due era sempre la stessa: “Va’ a dà via el cù”

Carlo Delfino







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