La Moserissima e il Giro d'Italia d'Epoca: un sogno che mi si avvera, di M. Piccioni

                             La Moserissima                

Tutto nasce da una chiacchierata con il mio amico Marinangeli, uno dei soliti giorni in cui passo a fargli visita e scroccargli un pranzo. Arrivo a casa sua, saluto e subito dopo mi dice: «Senti Michela, durante una trasmissione ho conosciuto una signora di nome Elda che mi ha chiesto se l'aiuto a organizzare una corsa d'epoca in Trentino. La mia risposta è stata che io non potevo ma che conoscevo una persona adatta a far ciò che chiedeva: un vulcano, che non sta ferma un attimo, e che avrebbe fatto al caso suo. Tu!»
«Mamma mia - rispondo io – Claudio, che notizia!».
Inizio a farmi mille pensieri: se non vado bene, se non mi trovo d'accordo, se non riesco in questa impresa e così via. Ragazzi qua si parla di Trentino... Quattro volte avanti a noi! Comunque dico subito di si e chiedo a Claudio di passarmi il contatto. Dopo due giorni mi arriva una telefonata:
«Buongiorno, mi chiamo Elda Verones e sono la Presidente dell'APT di Trento, Claudio Marinangeli mi ha dato il suo numero dicendomi che lei può aiutarmi a organizzare una pedalata storica a Trento».
Alla mia risposta affermativa lei prosegue: «Vorrei organizzare l'evento per Francesco Moser».
Be’ dopo aver sentito questo nome e per chi dovevo lavorare, vi garantisco che saliva l’emozione; ora si che la preoccupazione c'era: sarò all'altezza? Si parla di un campione, non di un ciclista della domenica.
Prendo accordi con la signora Verones per iniziare a lavorare sull'evento. Vado a Trento a visionare il percorso, guardare il regolamento, gestire ristori, dare idee su dove partire, dove arrivare, cosa fare per intrattenere le persone il sabato sera, insomma tutto ciò che serve per organizzare l'evento e quasi senza accorgermene mi ritrovo alla conferenza stampa di presentazione della Moserissima patrocinata del Giro d'Italia d'Epoca.
Io che odio il microfono, mi trovo lì; accanto a me Aldo Moser simpaticissimo mi dice: «Io mi metto nell'angolino che poi scappo per andare a dar da mangiare al cane» Aldo, vengo con te pur di non stare davanti a tutta questa gente!
Va tutto per il meglio e direi che Claudio aveva ragione.
Tre giorni emozionanti, a conoscere parte della dinastia Moser, persone fantastiche, semplici e alla mano.
Il Francesco Moser che ho conosciuto è diverso da quello che si vede quando pedala. Avevo pure azzardato un «Francesco, ma questa salita per venire da te gli è dura!» E lui: «Se la faccio io, puoi farla anche tu!».
Si caro, tu sei Moser, io la Piccioni!
Ma lui non molla: «Che problema c'è? Se non ce la fai, vai al museo e prendi una mia bici!!» e ride.

L’evento
In un attimo è arrivato il grande giorno.
Sabato pomeriggio: partenza alle 14,00. La mattina, intanto, presentazione del libro “Il cavallo di acciaio”. A Trento viene inaugurata la Mostra con immagini, filmati e documentari su Moser e Charlie Gaul.
Alle 14.00 Piazza Duomo a Trento è appannaggio delle bici d’epoca e delle maglie colorate. Tantissime persone, chi per curiosità, chi perché vuole partecipare all'evento del Campione. Io un po’ emozionata e preoccupata. Elda freme, è euforica e continua a ripetermi: «Michela, è bellissimo vedi? Guarda è tutto bello!»
Ne sono cosciente, ma è presto per trarre conclusioni.
Percorso di 58 chilometri di cui circa una quarantina lungo le rive dell'Adige. Un panorama mozzafiato, si pedala con intorno le grandi montagne del Trentino.
Io in prima fila, accanto a Francesco Moser c’è Marino Basso, poi Gilberto Simoni, Mara Mosole, i figli di Francesco: Ignazio e Carlo. C’è anche Matteo Marzotto. Non manca nessuno e ora, a raccontarli, il ricordo è di una famiglia che passa un pomeriggio in bicicletta.
Lungo il percorso si riesce a chiacchierare un po' con tutti, mi affianca Marino Basso che mi dice: «Madonna Santa, se becco Moser vedi! Alle 14,00 sotto 40° ci vuole far morire tutti!» Rispondo solo con una risata perché il fiato era finito.
Primo ristoro al Cavit ad assaggiare il Primato Altemasi: un assalto. Il percorso prevedeva anche il passaggio davanti al museo della scienza il MuSe; poi non poteva mancare il ristoro dopo una mega fatica, a casa Moser, a Villa Warth sulla collina, o meglio la montagna di Trento. Qui i ciclisti hanno avuto l'opportunità di visitare il Museo della dinastia Moser.
Rientro, come da previsione, per le 19.00 per il Pasta Party e per assistere a un evento unico, a sorpresa, organizzato da me con l'aiuto del mio amico ciclista/medico Mario Cionfoli, personaggio noto come amante della storia del ciclismo.
Abbiamo voluto dedicare a Francesco Moser la storia della sua carriera ciclistica raccontata da Mario Cionfoli assieme alla presentazione del decennale della Charlie Gaul.
Emozioni anche qui e tutti ad ascoltare in silenzio. Lo stesso Moser interveniva contento. Savoldelli alla fine dei giochi dice: «Ma è già finita? Spettacolare!»
Io non avevo dubbi sulla riuscita del racconto. Mario Cionfoli ci mette sentimento quando racconta la storia del vero ciclismo. Del resto è il messaggio che tutti noi vogliamo diffondere.
Ora, a evento concluso, posso dire di essere orgogliosa del lavoro fatto. Spero che tutto questo abbia un futuro. Il ciclismo è storia e Moser ha avuto la voglia di rispolverare la sua.
Caro Claudio Marinangeli puoi esser fiero di me. Sarò un terremoto come hai detto a Elda, ma io e lei, assieme, siamo un’ottima accoppiata!

Michela Piccioni

                          La Moserissima

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