Un Gladiatore non muore mai, di Gabrio Spapperi


Monte Nerone ciclostorica

“Quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare”. C’è chi dice, sicuramente celiando, che questa frase sia stata pronunciata per la prima volta da Benito Mussolini a Villa Torlonia prima di iniziare a giocare a palla con la figlia Edda… I più sicuramente la ricordano pronunciata da John Belushi nel film Animal House, ma la scorsa domenica 2 agosto 2015 i ciclisti storici che hanno partecipato al Brevetto del Monte Nerone per bici storiche e alla Ciclostorica dei Gladiatori, sicuramente l’hanno fatta loro e interpretata meglio del “por Benito” e/o del famoso attore.
Come organizzatore dell’evento insieme a Raffaele Papi ed Enrico Mastini ero però stato onestamente molto chiaro con gli amici ciclostorici, come lo fu Churchill nel 1940 con gli inglesi: non ho nulla da offrirvi se non sangue, fatica, lacrime e sudore!
Chi ha accettato pur a queste impossibili e dure condizioni ha dimostrato un vero spirito eroico e un amore del ciclismo di rara intensità, accettando una sfida con se stesso e con la montagna denominata Nerone che incute soggezione solo pronunciandone il nome (così denominata probabilmente perché spesso ricoperta di nere e minacciose nubi o, come a noi piace di più, per le leggenda che narra che il console Gaio Claudio Nerone nella battaglia del Metauro contro i cartaginesi di Asdrubale Barca li inseguisse fino alla vetta della montagna).
Un partecipante ha scritto scherzosamente sul bastone che gli è servito infilandolo nel pedale della sua bici anni ’20 come complemento alla scarsa frenatura del suo mezzo “Nerone, non ci vengo più”, ma scommetto che l’anno prossimo sarà il primo a presentarsi per partecipare a questo evento che, nel bene o nel male della vasta offerta di ciclostoriche, si presenta come unico.
Unico però non solo nella sua severa e spartana durezza, ma anche per la bellezza dei luoghi, per il sapore selvaggio dei panorami, per la sensazione di pedalare in un mondo ancora poco contaminato dalla superficialità e dalla falsità dei comportamenti odierni.
Il primo agognato ristoro nella pittoresca Piazza di Cagli, la polenta al ragù nel cortile dello splendido Castello Brancaleoni (sic) di Piobbicco con la discesa, bici in spalla, lungo le ripide scalette del borgo medievale, la gioia della cima raggiunta (per tre volte nel caso del brevetto) e la foto di rito davanti al monumento al Giro d’Italia, sono soddisfazioni che valgono, io credo, le fatiche del viaggio (anche da Trento come nel caso del simpatico Pepito Piras), il male alle gambe e alla schiena e i disagi di qualche pecca organizzativa da edizione “anno zero”.
Ma alla fine la soddisfazione della sfida, il ricco pacco gara, il Diploma e la medaglia al collo di Gladiatore del Nerone, la Targa in ceramica del Brevetto e il patch da attaccare alla maglia come ricordo dell’impresa credo che abbiano soddisfatto ampiamente tutti. Chi c’era c’era e chi non c’era peste lo colga.

Gabrio Spapperi

                        Monte Nerone ciclostorica 

Monte Nerone ciclostorica

Monte Nerone ciclostorica

Foto di Elisa Romano










 

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