Cultura ciclistica, pedalate d'epoca, crescita di un movimento 2, di D. La Valle

Cultura ciclistica e ciclostoriche

Dico la mia sulle questioni - anzi su una delle questioni, quella che mi sembra la più importante - sollevate da C. Delfino (vedi il suo articolo Cultura ciclistica, pedalate d'epoca, crescita di un movimento)
 riguardo allo stato e al futuro delle ciclostoriche.

Semplificando un po' le cose, ci sono due anime che oggi convivono tra gli appassionati e gli organizzatori:
1) la prima ha più attenzione alla dimensione storico-culturale presente nel movimento e predilige manifestazioni che si avvicinino ad autentiche rievocazioni storiche; questa attenzione si traduce nella richiesta agli organizzatori di maggiore rigore nella selezione dell'abbigliamento (tipica in questa senso è stata la polemica sull'uso del casco) e dei mezzi usati dai partecipanti, assieme ad una predilezione per le biciclette dei primi decenni del '900; per esempio, Carlo scrive che sarebbe meglio non ammassare bici di “epoche diverse in un unicum (non bisogna assolutamente mescolare Anquetil con Carlo Galetti)”.
2) La seconda anima guarda invece maggiormente alla dimensione della festa, della biciclettata in compagnia, tra persone che condividono la passione per le belle biciclette del passato; qui non ci sono pretese di purezza storica; pur richiedendo certi requisiti, la selezione dei partecipanti e dei mezzi può essere meno rigorosa. Diciamo che questo secondo è il modello avviato dall'Eroica.

A mio parere l'errore più grave sarebbe quello non vedere la diversità di queste due anime, non rendersi conto che sono diverse. L'errore sarebbe puntare ad un modello unico, ad un tipo di manifestazione che tenga unite queste due anime. Con il risultato di sacrificare l'una e l'altra: sacrificare il rigore storico e allo stesso tempo imporre criteri che per la loro rigidità allontanano comunque possibili partecipanti.
La scelta migliore è quella di valorizzare entrambi questi modelli: facendo convivere un tipo di manifestazione orientata più nella prima direzione e un altro tipo più nella seconda. C'è spazio per tutti, per riprendere una frase di Carlo.
Proprio riuscire a soddisfare entrambe queste esigenze è la condizione per rafforzare e sviluppare il movimento. Che potrebbe invece rattrappirsi se imprigionato in un'unica gabbia, che comprima le esigenze dell'uno e dell'altro tipo di appassionati.
E' evidente che i numeri della partecipazione premieranno di più le manifestazioni che si ispirano al secondo modello (come mostra il successo dell'Eroica; peraltro, il numero dei partecipanti in genere non è l'obiettivo dei sostenitori di quella che ho definito la prima anima). Ma viviamo nella società della comunicazione. E la visibilità sui media - che oggi è quello che più conta per costruire un “evento” – del primo tipo di manifestazione, quando organizzata al al meglio, non è detto debba essere inferiore. Inoltre, i partecipanti a queste iniziative più ristrette ma più coerenti ai criteri storici del movimento, costituiranno sempre il nocciolo duro, il nucleo pulsante anche nell'altro tipo di manifestazioni, quelle più aperte. Contribuiranno cioé a creare, come in parte sta già avvenendo, i leader, i personaggi maggiormente visibili.
Da questo punto di vista, è interesse anche degli organizzatori delle manfestazioni più aperte sostenere quelle più rigorose nei criteri di selezione: perché, proprio per la loro maggiore coerenza, queste ultime – oltre a favorire la crescita di un'aumentica cultura ciclo storica - contribuiscono allo sviluppo e alla visibilità del movimento; indirettamente danno una mano ad incrementare l'arco dei futuri partecipanti.
Dall'altra parte, però, gli organizzatori che si ispirano alla prima anima, devono rendersi conto che anche la riuscita e visibilità delle loro iniziative dipende dallo sviluppo di quelle più aperte: dalla crescita anche numerica del movimento; in fondo, se non ci fosse stata L'Eroica e il suo numero di partecipanti, probabilmente non saremmo neppure qui a discutere di questi temi.

Che cosa può significare questo in concreto per il Gide? Può significare lasciare maggiore autonomia agli organizzatori. Pur in una cornice di necessarie regole comuni (stiamo parlando di ciclostoriche, non di altro), la cosa migliore potrebbe essere lasciare a loro la scelta se avvicinarsi più ad un modello o ad un altro, in un'ottica che punta a far crescere entrambe le anime, più che ad un modello unico. Regolamenti e criteri troppo rigidi potrebbero insomma, a mio parere, costituire un freno allo sviluppo.
 
Davide La Valle

Cultura ciclistica e ciclostoriche

Cultura ciclistica e ciclostoriche

Foto di Elisa Romano







 

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