Conservare o restaurare?

Questa è una scelta che divide gli appassionati.

Ci sono, infatti, due punti di vista diversi.

C’è chi sostiene che la patina del vecchio è ciò che rende preziosa quella che altrimenti sarebbe solo una bicicletta usata. Gli interventi vanno ridotti al minimo. Non molto di più di una generica pulizia, accanto alla lucidatura delle parti che lo richiedono. In particolare, se non in casi assolutamente disastrosi, va mantenuta la vernice originale.

Dall’altra parte c’è invece chi sostiene che una brutta e malandata bicicletta va recuperata. Pur rispettandone le caratteristiche originarie, si può cercare di riportata il più vicino possibile allo stato in cui era da nuova. Se il colore è rovinato, si proceda a riverniciarla, magari cercando la sua tinta di origine.

Devo dire che – questa è ovviamente un’opinione del tutto personale – propendo più per la seconda che per la prima tesi (come mi sembra accada nel mondo più consolidato delle auto d’epoca: dove si trovano splendidi modelli di un tempo ma che sembrano usciti ieri dalla fabbrica). Mi  piace recuperare vecchi arnesi e rimetterli nelle condizioni in cui erano nel negozio del ciclista, prima che qualcuno provasse la soddisfazione di spingere sui pedali di una fiammante bicicletta nuova.

In realtà, però, tutto dipende dalle condizioni in cui si trova la bicicletta. E, come è ovvio, la via giusta sta nel mezzo.

Intanto, è vero che nel mercato del vintage, una bicicletta conservata, con la vernice originale, ha in genere un valore superiore a quello della stessa bicicletta riverniciata (anche se bisogna considerare lo stato della verniciatura originale:  se questa è in pessime condizioni, ho l’impressione che il prezzo migliore lo spunti la bici restaurata).

In secondo luogo, bisogna distinguere tra casi diversi.

La risposta alla nostra domanda, infatti, non può che essere differente nel caso in cui ci riferiamo ad una rara bicicletta di fine ‘800 rispetto al caso di una comune bicicletta degli anni ’80 del ‘900. E’ evidente che nel primo caso deve prevalere la regola della conservazione: sarebbe assurdo rovinare,  per esempio con una perfetta e brillante verniciatura acrilica rossa,  una bicicletta di fine ‘800 o primi ‘900: una bici di questo tipo anche nell’aspetto deve trasmettere a chi la guarda la sua età; questo è il suo valore; persino un po’ di ruggine (tenuta sotto controllo) non guasta all’immagine di un mezzo del genere.

Analogamente, se ci capita tra le mani la bicicletta appartenuta ad un campione del passato, o una bicicletta che ha comunque partecipato a gare-eventi importanti, è opportuno conservarla com’è: sarebbe un delitto, per esempio, riverniciare una bicicletta usata da Fausto Coppi (ma anche da Gimondi o da Moser). Perché questa è una bicicletta unica, che anche nell’aspetto deve mostrare la sua unicità: ci deve ricordare l’uso che ne ha fatto Coppi, non l’immagine anonima che aveva quando era ancora in vendita nel negozio. E’ l’uso che ne ha fatto Coppi, non la qualità della vernice, che ne determina il valore.

Se invece ci riferiamo a biciclette più recenti e che non hanno il carattere dell’unicità (e questo è il caso di gran lunga più frequente: a chi di noi capita di avere la bici di Coppi o un esemplare di fine '800?) non vedo perché non si debba cercare di riportarle alla condizione originaria. C’è un certo piacere nel pedalare su una bella bicicletta nuova; e il piacere è ancora più grande quando si pedala su una bella bicicletta che proprio noi abbiamo recuperato e riportato a nuovo. Perché dovremmo fare a meno di questa soddisfazione?

Attenzione, una bicicletta è “bella” se mostra un certo ordine, una certa omogeneità nei componenti e nelle sue caratteristiche. Non può essere bella una bici assemblata in modo casuale o con componenti di epoche molto diverse tra loro: per esempio, non è bella una bici degli anni cinquanta montata con le ruote a profilo alto che si usano oggi, o con i comandi cambio al manubrio. Restaurare significa cercare di riportare un oggetto rovinato alle condizioni di origine. Bisogna dunque cercare di montare pezzi uguali o il più possibile vicini a quelli che caratterizzavano il nostro modello di bicicletta. Lo stesso vale per la vernice e le scritte da applicare sul telaio.

Dunque, il mio consiglio è: restaurare sì, ma con prudenza.


Davide La Valle

 


 

 

Per un approfondito articolo sul restauro vedi: http://biciclettedecadence.blogspot.it/2012/06/conservtivo-o-restauro-totale.html