Le misure della bici




Come valutare le misure della bicicletta



 

 

 



1. Una volta, per valutare se una bicicletta fosse di misura giusta per noi, si suggeriva di salire a cavalcioni sul tubo orizzontale del telaio: se tra il telaio e il nostro “cavallo” passavano tre dita, la misura poteva andar bene.
Confesso che, ogni tanto, non avendo il metro a disposizione, mi è capitato di provare anche questo sistema. Non mi sentirei, però, di consigliarlo; anche perché l’esito varia a seconda dell’altezza delle scarpe che indossiamo, di quanto sono gonfiate le gomme, dei vestiti ecc. (secondo alcuni, poi, le dita non erano tre ma due, secondo altri quattro …).
Oggi i cicloamatori più esigenti ricorrono ai centri di biomeccanica, che permettono di adattare in modo perfetto la bicicletta alle caratteristiche di ognuno. I cicloturisti, senza esigenze agonistiche, possono usare metodi meno sofisticati. Per noi, appassionati di bici d’epoca, le misure contano ancora meno: più importante è il feeling, il sentimento che ci unisce ad una certa bicicletta. Però, se poi su quella bicicletta si pedala anche bene, senza problemi e dolorini qui e là, perché le misure della bici si adattano alle nostre caratteristiche, è ancora meglio.

2. L’altezza del telaio. Il metodo oggi più conosciuto e utilizzato per valutare se l’altezza del telaio è adatta alle nostre caratteristiche fisiche, è quello proposto a suo tempo da Bernard Hinault. Per usarlo dobbiamo conoscere due misure: quella del nostro cavallo (la lunghezza della gamba) e quella del tubo verticale (o piantone) del telaio.

Come si misura il cavallo

Appoggiamo la schiena ad un muro, stando dritti sulle gambe, a piedi nudi e leggermente divaricati (in modo che i piedi abbiano tra loro più o meno la stessa distanza di quando poggiano sui pedali).
Prendiamo un libro, di uno spessore che possa che simulare la punta della sella, premiamone il dorso in mezzo alle gambe (dobbiamo sentire, approssimativamente, la pressione che sentiamo sulla sella da seduti) e appoggiamone un lato sul muro, così da ottenere una sorta di squadra (con un lato diritto sul muro e l’altro in mezzo alle gambe). Segniamo sul muro l’altezza cui arriva il dorso del libro e misuriamo la distanza da terra di questo segno: la misura che abbiamo ottenuto corrisponde all’altezza del cavallo.


Una volta misurata l’altezza del cavallo, dobbiamo  moltiplicarla per 0,65: il valore che otteniamo dà
 l’altezza per noi “ideale” del tubo verticale del telaio, misurato centro-centro (dal centro del movimento centrale al centro dell’incrocio tubo verticale-tubo orizzontale; nota che questo vale solo per i telai tradizionali; per i telai slooping, nei quali il tubo orizzontale è inclinato, la misura va presa come se questa parte del telaio fosse parallela al terreno).
Per esempio, io ho una misura del cavallo di 82 centimetri: il telaio che mi si adatta ha un’altezza del tubo verticale di 53 cm (perché 82x0,65=53,3). Questa misura del tubo verticale è spesso definita l’altezza del telaio, ma anche la “taglia” o la misura tout court della bicicletta.
Attenzione. Non va presa in senso assoluto. E’ un riferimento che ci aiuta nella scelta; ma piccoli scarti in più o in meno possono essere tranquillamente accettati. Anche perché possiamo comunque aggiustare la bici alle nostre misure variando l’altezza del tubo reggisella: alzandolo se il telaio è un poco piccolo, abbassandolo se è grande. 

Per inciso: se una volta si dava molta importanza al telaio costruito sulle misure esatte del ciclista, oggi invece, poiché con il carbonio è più costoso produrre telai su misura, pressoché tutti usano telai scelti tra le quattro o cinque misure standard.
In linea di massima, se devo scegliere, io preferisco un telaio un poco più grande ad uno più piccolo. Non solo perché questo aiuta la stabilità della bici, ma soprattutto perché un telaio piccolo può pormi dei problemi quando devo regolare l’altezza del manubrio. Più di tanto, infatti, l’attacco del manubrio non si può alzare; un telaio piccolo può rendere impossibile porre il manubrio all’altezza che ci va bene.

3. L’altezza della sella. Moltiplichiamo la misura del cavallo per 0,885 e troviamo la misura che oggi è ritenuta “ideale” per l’altezza della sella (misurata dal centro del movimento centrale alla parte superiore della sella). Io mi trovo bene con un’altezza sella di 72 cm, che corrisponde più o meno al calcolo 82x0,885=72,57.

Anche questa misura va adottata con elasticità (nel passato si consigliava una posizione della sella più bassa). Chi inizia, però, spesso tende a tenere la sella davvero troppo in basso, perché in questo modo si sente più sicuro quando deve scendere dalla bicicletta. E’ un errore: una sella troppo bassa impedisce il movimento corretto delle gambe sui pedali e, soprattutto in salita, ci fa fare più fatica.
Per verificare se l’altezza sella è corretta, possiamo anche provare a salire sulla bicicletta: appoggiando il calcagno del piede sul pedale e spingendo quest’ultimo nella posizione più lontana, la gamba deve riuscire a stendersi completamente.
Mettendo invece il piede nella posizione corretta per pedalare (inserendolo nel puntapiede o agganciandolo al pedale automatico), quando il pedale è nel punto più vicino al terreno, la gamba dovrà essere un poco piegata, formando un angolo – tra la parte superiore e quella, inferiore sotto il ginocchio – di circa 175°.

 4. La posizione orizzontale della sella. Fissata l’altezza, possiamo regolare la sella in senso orizzontale, spostandola avanti o indietro sui due binari che la fissano al reggisella. Anche questa regolazione, detta “arretramento di sella”, è importante per pedalare con efficacia.
Il metodo più usato per trovare questa misura prevede di collocare il ciclista correttamente sulla sella, con il piede nella giusta posizione sul pedale e la pedivella tenuta orizzontale, parallela al terreno: in questa posizione la linea perpendicolare al terreno che scende dall’estremità del ginocchio (si può fare con un filo a piombo) deve cadere al centro dell’asse del pedale.  Se questa linea è più avanti, la sella va avanzata, se più indietro la sella va arretrata.


da F. Vollzenmuller, Il ciclismo per tutti, Gremese 1983 

C’è poi da regolare l’inclinazione della sella. Io preferisco tenere la sella perfettamente parallela al terreno: in bolla, come si dice. Questa è anche la posizione generalmente consigliata. Qualcuno, comunque, preferisce la punta un poco (non molto, però) verso l’alto, per contrastare la tendenza a scivolare  in avanti; qualcun altro preferisce la punta un poco verso il basso, per ridurre la sollecitazione su una zona delicata, quella della prostata.

 5. La distanza sella manubrio. Rimane da regolare la distanza sella manubrio. Anzi, le due distanze: quella in orizzontale tra la punta della sella e il centro della curva manubrio, e quella in verticale, lo scarto tra la parte superiore della sella e la parte superiore della curva manubrio.


da M. Angeli, Corso di ciclismo sportivo, De Vecchi, 1993

Queste due distanze sono importanti non solo per collocare il ciclista in una posizione più aereodinamica – l’aereodinamicità, tutto sommato, a noi interessa poco - quanto per una corretta distribuzione dei pesi. Un manubrio troppo alto e vicino alla sella, infatti, carica tutto il peso del ciclista su quest’ultima, creando affaticamento e rendendo più faticose soprattutto le lunghe distanze. A risentirne è la colonna vertebrale, sulla quale – quando il ciclista pedala eretto - si scaricano tutte le sollecitazioni e vibrazioni che provengono dalle asperità della strada. Per questo, è opportuno che una parte del peso sia sul manubrio. Allo stesso tempo, però, le braccia, quando afferrano il manubrio, non devono risultare completamente diritte ma leggermente flesse, per poter fungere da di ammortizzatori. Diciamo che un terzo del peso (qualcuno dice il 45%) del ciclista è opportuno sia sul manubrio, per alleggerire la sella.
Tra l’altro, questa distribuzione dei pesi, abbassando il centro di gravità, aumenta anche la stabilità della bicicletta.

In orizzontale
. E’ importante sapere che la distanza orizzontale tra sella e manubrio va regolata non spostando la sella (che, come detto, deve trovare la sua esatta posizione in rapporto ai pedali, non al manubrio) ma scegliendo l’attacco manubrio della lunghezza giusta per le nostre esigenze.
La scelta di questa distanza è funzione della lunghezza del tronco e delle braccia. Sulla bici il ciclista deve essere ben disteso, non compresso. Allo stesso tempo, come detto, le braccia devono poter essere leggermente flesse.
Una formula che fornisce risultati approssimati, propone - per un ciclista con proporzioni “normali” tra gambe, tronco e braccia- di moltiplicare il cavallo per 0,635 per ottenere la distanza tra la punta della sella e il centro del manubrio.
In realtà, i migliori manuali non danno delle regole rigide per questa misura, che va tarata sulle particolarità e l’atteggiamento adottato dal ciclista (diverso è se si tratta di un corridore, di un cicloamatore, oppure un cicloturista). Contano anche - è proprio il caso di usare questa parola - le sue “inclinazioni”.
I margini di libertà nella determinazione di questa misura sono dunque più ampi di quelli che riguardano l’altezza e l’arretramento della sella. Particolarmente in questo caso, è importante “sentirsi bene” sulla bicicletta.

In verticale
. La parte superiore del manubrio deve, salvo esigenze particolari del ciclista, essere più in basso di quella della sella. Di quanto debba essere più in basso, dipende molto anche in questo caso dalle inclinazioni del ciclista (pure dall’età,  che influenza elasticità muscolare e capacità respiratoria in determinate posizioni). Per noi,  conta trovare una posizione che non provochi indolenzimenti, o peggio, dolori al collo e alla schiena e che permetta si respirare con agio.
Oggi gli agonisti adottano una posizione del manubrio molto bassa, con una differenza di altezza rispetto alla sella di 10 cm e più. Chi, come me, non ha velleità corsaiole e non è giovanissimo, adotta uno scarto di 2-3 cm al massimo. E’ consolante sapere che un tempo anche i campioni adottavano un attacco manubrio posto appena più in basso della sella! Siamo o no ciclisti d’epoca?

6. Conclusione. Credo che questi calcoli e operazioni risultino complicati per il neofita, che in questo modo rischia di "dare i numeri"!
Insisto allora sul fatto che per noi la cosa più importante è trovarsi bene sulla bicicletta, indipendentemente dalle misure che altri  pretendono essere “ideali”. Del resto, ognuno di noi ha delle particolarità, oltre ad avere acquisito certe abitudini e posizioni che è difficile cambiare.
Conoscere le misure giuste, però, può esserci di aiuto. Queste misure possono guidarci nel determinare il telaio e la bici migliore per noi; possono darci un'impostazione; qualche volta possono evitarci grossolani errori.
Naturalmente, poi la valutazione ultima è quella della strada!

Davide La Valle




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