Breve storia della bicicletta da corsa e del cambio: dal 1890 alla fine degli anni '20

(molte informazioni sono tratte da G. Nardini, La bici d’epoca, I libri de l’Eroica, 2009)

Quella che oggi chiamiamo bici d’epoca, o classica, è un tipo di bicicletta la cui forma è rimasta molto simile dalla fine dell’800 (la data simbolo è il 1890) sino alla fine del ‘900: due ruote di uguale dimensione e un telaio - quasi sempre con tubazioni in acciaio – a doppio triangolo, definito “a diamante”. Prima del 1890 era diffuso il velocipede, caratterizzato dalla ruota anteriore di grandi dimensioni. Dopo il 1990 il progressivo avvento di nuovi materiali - in primo luogo il carbonio – cambierà la forma della bicicletta, emarginando il telaio classico, caratterizzato da sottili tubazioni d'acciaio con forme stabili e regolari.

E’ appunto nell’ultimo decennio dell’800 che iniziano a svilupparsi le corse in bicicletta. In genere, è indicata come prima corsa “moderna” la Parigi-Brest: un’unica tappa di 1200 km che sarà percorsa in 72 ore. Nel 1903 inizia la storia del Tour de France e nel 1909 quella del Giro d’Italia (preceduto nel nostro paese dalla Milano-Torino nel 1876, dal Giro di Lombardia nel 1905, dalla Milano-Sanremo nel 1907).

Queste prime biciclette da corsa erano spesso molto pesanti: circa 20 kg, fanale compreso, dato che in genere le corse comprendevano la notte;  le bici dovevano infatti essere molto robuste e affidabili (si consideri anche  la lunghezza dei percorsi e soprattutto le condizioni delle strade in quel periodo).  Erano biciclette senza cambio: il corridore sceglieva i rapporti, in funzione del percorso,  prima della partenza e li manteneva per tutta la durata della competizione. Spesso non avevano la ruota libera (il meccanismo che permette alla ruota di continuare a girare anche quando i pedali sono fermi) che, anche se introdotta nei primi anni del ‘900, stenta ad affermarsi nel mondo delle corse. Avevano freni diversi dagli attuali: era diffuso, soprattutto per quello anteriore, il freno a tampone (che agisce direttamente sul copertone, non sul cerchio della ruota) così come il contropedale.

Tentativi sperimentali per introdurre il cambio esistevano comunque già: la scarsa affidabilità li rendeva però poco utilizzati per le corse. I corridori preferivano la soluzione più solida, quella del rapporto unico.

Nel nostro Giro d’Italia d’Epoca puoi vedere modelli di questa epoca. Per esempio la Diamant 1909 di Christian Cappelletto (vincitore dell’edizione 2010), la Peugeot del 1906 di Maurizio Caggiati (secondo nel 2010 e vincitore della prima tappa del 2011), la Royal Fabrique di Fausto Del Monte (terzo nel 2010) e altre.

Una novità, che si afferma nel secondo decennio del ‘900, è l’adozione di un mozzo posteriore che comprende due pignoni, uno a destra e uno a sinistra: per cambiare rapporto il ciclista deve fermarsi, scendere dalla bici, smontare la ruota posteriore e rimontarla dall’altro lato (quello dove ha collocato l’altro pignone).

Si affermano poi negli anni ‘20 i freni, antesignani di quelli che si usano anche oggi, con cavetti d’acciaio inseriti in una guaina flessibile (definiti tipo Bowden, dal nome della ditta che li ha introdotti e li diffonde in quel periodo): adesso il freno agisce sul cerchio della ruota e non più sul copertone.

Davide La Valle