Cos'è (per me) il Giro d'Italia d'Epoca, di Davide La Valle


Giro d'Italia d'Epoca

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Giro d'Italia d'Epoca

1. L'interesse per il vintage
Viviamo un'epoca in cui le cose intorno a noi durano meno di un tempo. Durano meno di un tempo i partiti, le mode, gli oggetti che utilizziamo. La velocità del cambiamento è una delle chiavi del nostro mondo. Si pensi ai telefonini: siamo spesso portati a cambiarli non perché si siano rotti ma perché gli sviluppi della tecnologia in questo settore nel giro di qualche anno li rendono vecchi, obsoleti. Non hanno le prestazioni dei modelli più recenti.
I telai in acciaio delle biciclette hanno avuto una forma pressoché immutata – il cosiddetto telaio a diamante - dagli inizi del Novecento sino alla fine di quel secolo. Poi l'avvento del carbonio ha dato il via alle forme più svariate. Oggi abbiamo telai più leggeri, dalle prestazioni superiori ma con forme e caratteristiche che cambiano ogni anno.
Proprio questo carattere effimero degli oggetti, ha generato, per reazione, quel fenomeno particolare che è la passione per il vintage: per le care, vecchie, durevoli cose di un tempo. Una passione che non ha toccato solo il mondo della bicicletta. Anzi, la bicicletta è arrivata ultima, dopo che questo interesse si era già manifestato, in particolare, nel campo delle auto e delle moto d'epoca (ma a pensarci bene, non poteva essere altrimenti: per sua natura la bici è più lenta dell'auto e della moto!).
 
2. L'Eroica.
Nel 1997 Giancarlo Brocci ha inventato L'Eroica, una manifestazione non competitiva per biciclette d'epoca. All'inizio i partecipanti erano pochi ma progressivamente sono cresciuti sino all'esplosione degli ultimi anni. L'Eroica ha dovuto introdurre il numero chiuso, limitando a 5.000 le partecipazioni.
Registrato il successo dell'Eroica, altre manifestazioni ne hanno seguito il modello. Nel 2010 queste nuove ciclostoriche si sono consorziate per dare vita al Giro d'Italia d'Epoca: un circuito di cui ogni ciclostorica rappresenta una tappa.
Il Giro d'Italia d'Epoca nasce per dare un coordinamento a queste manifestazioni: per avere un calendario comune, che eviti dannose sovrapposizioni di data, per costruire alcune regole condivise e realizzare una promozione più efficace di quella possibile alla singola tappa.
Le prime edizioni del Giro d'Italia d'Epoca prevedevano anche la formazione di una classifica tra i partecipanti: una classifica determinata non dai tempi di percorrenza dei percorsi, ma da una valutazione della bicicletta e dell'abbigliamento utilizzati dal ciclista nelle tappe. Poiché però questo tipo di valutazione era macchinoso e lasciava per forza di cose ampi margini alla soggettività del valutatore, nel passato ha prodotto disaccordi e frizioni. Quest'anno la valutazione è stata eliminata e la classifica – che distribuisce gli scudetti oro, argento e bronzo - è stata stilata in base al numero di partecipazioni.
 
3. Un po' di sana fatica
A base della partecipazione al Giro d'Italia d'Epoca non c'è solo l'interesse per le biciclette classiche. C'è anche la voglia di fare dello sport. Chi partecipa vuole anche fare un po' di sana fatica sui pedali.
Ogni tappa propone un percorso. Anzi, in genere diversi percorsi, a scelta del partecipante: c'è quello più impegnativo, che viene affrontato dai ciclisti più allenati, ma anche la passeggiata di pochi chilometri accessibile a tutti.
Sono percorsi attrezzati: in cui il partecipante dispone di un'organizzazione che predispone assistenza meccanica e medica, tutela il passaggio dei ciclisti sulle strade, mette a disposizione ristori e il pasta party finale.
 
Gli organizzatori scelgono percorsi il più possibile lontani dal traffico, in mezzo agli straordinari paesaggi naturali del nostro paese, da percorrere senza l'assillo dei tempi e del cronometro. Ognuno sceglie l'andatura che vuole: può andare a tutta e arrivare al traguardo stremato oppure, se preferisce, può fare il percorso con calma, fermandosi a fare due chiacchiere con gli amici e ammirare il panorama.
 
4. Un gruppo di amici
L'Eroica è un appuntamento che si realizza una volta all'anno. Le tappe del Giro d'Italia d'Epoca, invece, sono tante: a seconda degli anni, tra le dieci e le quindici. Questa frequenza ravvicinata degli appuntamenti ha dato vita ad un consolidamento dei rapporti tra i partecipanti.
Ci si ritrova spesso. Nei mesi più intensi, quando le tappe sono frequenti, ci si vede ogni fine settimana. Si consolidano così i rapporti e ogni tappa del Giro d'Italia d'Epoca diventa un'occasione per ritrovare gli amici.

 
5. Una compagnia di giro
Mi verrebbe da dire che il nucleo militante del Giro d'Italia d'Epoca ha costruito una vera e propria compagnia di giro: un gruppo di persone che, abbigliate con costumi di scena, girano l'Italia per fare spettacolo.
C'è il gentiluomo della campagna inglese in tweed accanto al ciclista con baffi e basettoni primi novecento e alla signora tutta vestita in pizzo bianco.
Un po' di folklore, certo; ma un pizzico di nostalgia del passato forse aiuta ad affrontare un presente che non è tutto di luci.

Davide La Valle


Giro d'Italia d'Epoca


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Le foto sono di Elisa Romano



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