Ernesto Colnago. Parte 1°

Ernesto Colnago. Parte prima

di Davide La Valle



a. I primi anni

Ernesto Colnago sin da piccolo è stato affascinato dalle biciclette e dalle corse. Del resto, nel quartiere di Cambiago dove è nato nel 1932, era uno dei pochi bambini ad avere la bicicletta.

Inizia presto a lavorare. A 12 anni è già nell’officina Fumagalli di Cambiago, dove si fanno anche lavori di saldatura. Nel 1945 entra come aiuto saldatore nella fabbrica di biciclette Gloria, di Alfredo Focesi, a Milano. Per poterlo assumere, è necessario falsificare il suo libretto di lavoro, perché Ernesto non ha ancora i 14 anni previsti dalla legge.
Alla Gloria impara a saldare, telai e forcelle. Poi passa ai piani superiori, al montaggio delle biciclette. E’ bravo e si fa notare: a 19 anni è già a caporeparto,  con una squadra di dodici operai montatori.
Contemporaneamente al lavoro alla Gloria, Colnago partecipa alle corse in bicicletta (inizialmente con una Gloria "La Garibaldina", un modello caratterizzato da congiunzioni decorate). E’ un buono sprinter e ne vince tredici, tra cui - ricorda con piacere Ernesto in un’intervista - la “Coppa Mamma Isolina Caldirola” nel 1950.
Ernesto Colnago a 8, 15 e 18 anni (Foto Archivi Colnago)

Una caduta dopo il traguardo di una gara (la Milano Busseto) nel 1951 lo costringe per due mesi a casa, con la gamba ingessata. A causa di questo incidente, si fa mandare dalla Gloria a casa i pezzi da montare. E’ molto veloce, in particolare nel montaggio delle ruote e si accorge che in questo modo, lavorando conto terzi, riesce a guadagnare di più. Acquista attrezzi e avvia, in un piccolo locale di Cambiago, l’attività in proprio, che allarga alla riparazione di biciclette.

Presto acquisisce reputazione di ottimo meccanico. Nel 1954 il salto è così naturale: escono le prime biciclette con il marchio Colnago.

Un'intervista a Colnago
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b.  Meccanico con Magni

Conosce Fiorenzo Magni, cui nel 1955 realizza alcune modifiche alla bicicletta (con una bici nuova, Magni aveva riscontrato dei problemi alle gambe, che Colnago risolve migliorando l'allineamento delle pedivelle). Magni si accorge delle capacità di Colnago e lo invita a partecipare al Giro d’Italia di quell’anno come secondo meccanico della Nivea-Fuchs; il primo meccanico è il grande Faliero Masi.
Qui conosce – e si fa conoscere dal – l’ambiente delle corse:  dai corridori professionisti, dagli organizzatori, dai giornalisti. Viene anche invitato da Zambini a lavorare per la Bianchi, dove il campione è quel Fausto Coppi di cui Colnago, pur lavorando per Magni, è sempre stato tifoso.
Cresce la stima di cui gode non solo come meccanico ma anche come costruttore di biciclette: le sue scelte di telaista hanno successo.
Ancora a metà degli anni cinquanta molti corridori usavano biciclette vecchio stile, caratteristiche del periodo precedente: telai grandi, con un fuorisella minimo e  un lungo carro posteriore (47-48 cm; la ruota posteriore arrivava ad una distanza di 6-7 cm dal tubo piantone). Erano biciclette adatte alle pessime condizioni delle strade del periodo prebellico; telai grandi e lunghi, infatti, assorbivano meglio i colpi provenienti dalle strade accidentate; in questo modo, però, le biciclette erano più molli e meno pronte allo scatto.
Colnago propone ai corridori della Nivea-Fuchs telai più piccoli: riduce la lunghezza del carro posteriore e quella del piantone, aumentando il fuorisella. Si ottengono così telai più rigidi e nervosi, pronti a rispondere allo scatto del corridore e allo stesso tempo più leggeri (si noti: è lo stesso principio che anni dopo ha portato al telaio compact). E’ un tipo di telaio che diventa presto lo standard utilizzato da tutti i corridori.
L’altra innovazione Colnago di quel periodo è la forcella piegata a freddo. Per piegare i foderi della forcella, tradizionalmente si operava attraverso il riscaldamento del metallo. In questo modo, però, l’acciaio perdeva flessibilità. Colnago, dopo diversi tentativi, riesce nella piegatura a freddo: questo gli permette di realizzare forcelle più flessibili, che assorbono meglio i colpi della strada. (Scrive Colnago che, alla fine degli anni sessanta, la sua officina sarà anche la prima a sviluppare teste di forcelle microfuse, eliminando congiunzioni e teste stampate.)
Dalla Nivea-Fuchs nel 1956 passa assieme a Magni alla Chlorodont, dove il corridore leader è Gastone Nencini, che quell’anno vince il Giro d’Italia con un telaio preparato da Colnago; direttore sportivo è Tano Belloni (“l’eterno secondo”), da cui Ernesto ammette di avere imparato molto. Poi, nel 1958, Colnago è alla Philco, con Magni come direttore tecnico assieme a Guido Carlesi.


c. Le prime vittorie delle biciclette Colnago


Il 1960 è l’anno della prima vittoria di grande prestigio di una bicicletta Colnago (anche se, come si usava allora, marchiata con un altro nome):  Luigi Arienti è medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma, nella specialità dell’inseguimento a squadre su pista.
Nel 1963 Ernesto passa alla Molteni, dove rimarrà undici anni come meccanico del team. E’ una fase importante. In questo periodo correranno su biciclette costruite da lui campioni del calibro di Michele Dancelli, Gianni Motta, Rudy Altig; poi il grande Eddy Merckx, con cui Colnago stringerà un solido rapporto di amicizia.



Michele Dancelli vince la Milano Sanremo del 1970: a sinistra, sull'ammiraglia Molteni, esulta Colnago



La Milano-Sanremo del 1970 è vinta da Dancelli sulla Colnago; è il primo italiano a vincere la Campionissima dopo 16 anni. Una vittoria che spinge Ernesto a cambiare il logo posto sulle sue biciclette. Colnago sente quella vittoria come un asso nella manica: dopo una chiaccherata con Bruno Raschi, il famoso giornalista, il suo logo abbandona l’Aquila e  diventa l’Asso di fiori, che da quel momento in poi caratterizzerà tutte le sue biciclette.




d. Colnago ed Eddy Merckx

E’ iniziato, intanto, il lungo sodalizio con Eddy Merckx. Colnago aveva già conosciuto e notato il giovane Merckx al Campionato del mondo dilettanti di Sallanches (Francia) nel 1964; lo aveva anche aiutato con una coppia di ruote speciali a vincere la Milano Sanremo dell’anno successivo (Merckx in quell’occasione aveva battuto Gianni Motta, che correva con una bicicletta Colnago).

Ernesto ha grande stima di Eddy, quando questi arriva in Italia, spostandosi dalla Peugeot prima alla Faema poi alla Molteni. Colnago ha stima sia delle sue straordinarie capacità di Merckx sia della sua grande voglia di vincere, della sua disponibilità alla fatica e all’impegno. In un’intervista ha ricordato che Merckx “… il mercoledì prima di vincere il Campionato del Mondo a Mendrisio [nel 1971], fece un allenamento di 380 km! Corse dal Passo dell’Abetone in Toscana sino a Cambiago!”. Quella settimana, per correre il sabato a Mendrisio, Colnago gli aveva preparato tre biciclette, ognuna con un diverso angolo del tubo di sella, suggerendogli di provarle il giorno successivo per scegliere la più adatta. La mattina dopo sono in albergo a Canonica Lambro; quando il compagno di Eddy si alza alle 8 e chiede alla reception di Merckx, gli dicono che Eddy è già partito alle 7 per il Ghisallo. “Il giorno prima aveva fatto 380 km e il giorno dopo era di nuovo sulla bici. Così si salta in macchina e quando si riesce a raggiungerlo, Merckx era già a Lecco, a metà strada per il Ghisallo. Questo era Merckx …” commenta ammirato Colnago.
Per Merckx, Colnago ha costruito molte biciclette, più di un centinaio. Biciclette su cui sperimenta diverse innovazioni: parti in titanio, catene forate, telai e componenti superleggeri (come i cerchi da 260 grammi e le ruote da 24 raggi, in un periodo in cui tutti ne usavano 36). “Guardavamo ad ogni dettaglio – ricorda Colnago - per risparmiare peso e realizzare cose particolari per Merckx: questo ci ha aiutato a migliorare il nostro approccio complessivo alla costruzione di biciclette”.

Eddy Merckx vince la Milano Sanremo del 1971: alle sue spalle, alza le braccia anche Colnago

La pignoleria e la precisione di Merckx hanno aiutato Colnago nella sua carriera di produttore.  Ma con quelle biciclette Merckx ha vinto tutto: il Giro, il Tour, le classiche, sino al Record dell’ora del 1972: realizzato a Città del Messico con una bicicletta Colnago che pesava di 5,750 kg.




Clicca per vedere un'intervista a Ernesto Colnago di Marco Pastonesi (15 dicembre 2010, Video Gazzetta TV)




Molte informazioni del testo sono tratte da un’intervista a Ernesto Colnago del gennaio 2004, pubblicata su “Cycling News”; le foto della Milano Sanremo e altre informazioni provengono da “Quando la bici è arte”, di Rino Negri, Landoni 1985.

Vai alla seconda parte dell’articolo su Ernesto Colnago