Il record dell'ora di Coppi




Il record dell'ora di Coppi
E' il 7 novembre 1942, il pomeriggio di un sabato senza vento al Vigorelli di Milano.
In quell'anno la guerra in Nord Africa, sotto l'offensiva del maresciallo Montgomery, ha preso una brutta piega per l'Italia. Nell'ottobre, Milano, del tutto impreparata, ha conosciuto per la prima volta la morte dal cielo: i bombardamenti aerei. Di lì a poco, l'offensiva sovietica sul fiume Don avrebbe deciso i destini della guerra.
Coppi, però, pedala ancora (per poco; l'anno dopo sarà sotto le armi in Tunisia; poi, prigioniero degli inglesi). Si è preparato per battere, quel pomeriggio, il record dell'ora detenuto da Maurice Archambaud.
E' stato Cavanna a spingerlo; la Legnano, la sua squadra, non era entusiasta. La preparazione è stata approssimativa, per forza di cose. Il Vigorelli non era utilizzabile per gli allenamenti, che si sono svolti su strada: Coppi ha utilizzato i percorsi di casa, i lunghi rettilinei tra Novi, Tortona e Serravalle.Tra l'altro, Fausto viene da in infortunio, che lo ha fermato per due mesi.
Per riscaldarsi, quella mattina, è arrivato da Castellania alla pista milanese in bicicletta.
La bici per il record è stata realizzata da Ugo Bianchi, il meccanico della Legnano (secondo alcuni, anche Faliero Masi avrebbe avuto un ruolo nella preparazione della bici): pesa sette chili e mezzo e ha due ruote che la stampa di allora definisce “specialissime”. Cerchi in legno e tubolari in seta da 110 grammi (anteriore) e 120 grammi (posteriore). I rapporti sono 52 x 15, con uno sviluppo di 7,38 m per pedalata. Pedivelle da 171 cm.
Al Vigorelli si sono dati appuntamento Serse, Cinelli, Pavesi della Legnano, Zambrini della Bianchi, Emilio Colombo, qualche giornalista; c'è anche Fiorenzo Magni, che su quella splendida pista intavolata in acero qualche giorno prima ha battuto il record dei 50 km. Il pubblico non è molto: poco prima è arrivato qualche operaio di un vicino stabilimento dell'Alfa Romeo, con la schiscetta in mano per la pausa pranzo.
Fausto è vestito con i normali calzoncini e la maglia di lana verdeoliva della Legnano a cinque tasche. Ha il casco a strisce imbottite e le sue vecchie (ma comode) scarpe in cuoio.

Il record dell'ora di Coppi


Il record dell'ora di Coppi

Alle 14,12, il giudice di gara Cattaneo toglie le mani dalla bicicletta. Coppi è partito. Anteo Carapezzi, padre del celebre futuro radiocronista Adone, è alla campana e gli segnala i tempi.

Il record dell'ora di Coppi
Il record dell'ora di Coppi
Coppi parte veloce, forse troppo. Dopo undici giri il suo ritmo cala. Coppi e Archambaud sono alla pari. Poi Coppi è in svantaggio. E' indietro addirittura di sei secondi al quarantottesimo giro. Solo Cavanna rimane fiducioso: si è informato, la posizione in sella è ancora quella buona, non troppo avanti; Fausto sta rispettando la tabella di marcia. Coppi si riprende. Al 95° giro è in vantaggio di due secondi. Poi però di uno solo. Poi torna davanti Archambaud. Un terribile sforzo finale porta Fausto a percorrere, allo scoccare dell'ora, 45,871 chilometri. E' fatta, sono trentuno metri in più del vecchio record.
In pista Coppi vorrebbe continuare, per battere anche il record dei 50 chilometri; ma i cronometristi, che non sono attrezzati, lo fermano.

Il record dell'ora di Coppi
E' festa: che dura poco, perché l'allarme aereo spinge tutti nei rifugi. 
Lo sforzo, comunque, è stato terribile; la sofferenza tanta. Sceso dalla bicicletta, Coppi ha detto “Non ci proverò mai più”. In effetti, non tenterà più il record, anche quando negli anni successivi il miglioramento sarebbe stato alla sua portata. Confiderà a un amico: “Lo sai perché non penso più al record dell'ora? Perché non voglio sentire nelle orecchie quel micidiale suono della campana a ogni giro”. Per anni, sentirà come un incubo quel suono.
Il percorso per l'ufficializzazione del record non sarà breve. Ci saranno obiezioni, in particolare da parte dei francesi, che contestano la misurazione della pista. La Federazione internazionale apre un'inchiesta e il record viene omologato solo nel febbraio 1948, correggendo la distanza e portandola a 45,798 chilometri (viene aggiustato anche il record di Archambaud, calato a 45,767).
Il primato di Coppi – frutto di un tentativo che era stato quasi improvvisato: c'è da sorridere, se pensiamo ai materiali di oggi - durerà a lungo: tredici anni e sette mesi. Verrà battuto solo nel 1956 da Jacques Anquetil.
E l'aiuto della chimica? Coppi era riuscito ad ottenere dall'ospedale militare di Cortona due fiale di olio canforato; secondo il giornalista Rino Negri, ne ha usata una. Prima del via, ha preso certamente della caffeina. Gianni Brera, molti anni dopo, nel 1987, scriverà invece che Coppi aveva inghiottito cinque pastiglie di simpamina. Comunque sia, non era certo il doping sofisticato che il ciclismo avrebbe conosciuto negli anni a venire.


La Legnano usata da Coppi per il record dell'ora, recentemente esposta a Milano presso il negozio Rossignoli

Il record dell'ora di Coppi

Record dell'ora di Coppi 

Il record dell'ora di Coppi

Record dell'ora di Coppi

Davide La Valle
 

Le foto in bianco e nero sono da:
Giuseppe Castelnovi, Agenda di una leggenda. Tuttocoppi, giorno per giorno, podio per podio, Consorzio turistico Terre di Fausto, 2000
Pier Bergonzi, Claudio Gregori e Marco Pastonesi, Chiedi chi era Coppi, La Gazzetta dello Sport, 2009.




 

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