La leggenda del Galibier

La leggenda del Galibier, di Carlo Delfino

Nata alla fine del 1890 con scopi militari, la strada del Galibier fu completata qualche anno dopo con la costruzione del tunnel (2556 m.) che evitava alle truppe e ai carri il transito sulla sella (2646 m.) sempre battuta dal vento.
Nel 1909 il Touring Club de France lancia l’idea di “una strada delle Alpi” che colleghi Thonon a Nizza con scopi turistici adatta alle prime auto e naturalmente agli ardimentosi pionieri della bicicletta. Alcuni tratti vengono approntati in fretta (come questo tratto da Valloire a Briancon) seguendo appunto le carrarecce militari; altri (ad esempio l’Iseran) saranno completati solo venti anni dopo.
Il debutto nel Tour de France avviene, come tutti sappiamo il 10 luglio 2011. L’ascesa del Tourmalet l’anno precedente, aveva fatto capire ad Henri Desgrange che le grandi salite avrebbero incrementato e consacrato la leggenda della corsa più massacrante di ogni tempo. Giocoforza inserire anche le salite delle Alpi a nella fattispecie il Col du Galibier. Quel giorno all’attacco della terribile montée sono in tre: Garrigou, Duboc ed Emile Georget che poi staccherà i due compagni di avventura senza, così dice la leggenda, mettere mai il piede a terra se non per un controllo e per rinfrescarsi in un ruscello. Le foto dell’epoca ce lo consegnano sulla vetta dopo due ore e mezza di fatica immane, accompagnato da un manipolo di tifosi e addetti ai lavori, con un fazzoletto sotto il cappello che va a proteggere anche il collo, gli occhialoni sulla visiera, con un tubolare soltanto e col numero 2.
La sera stessa Desgrange scrive un pezzo che passerà alla storia dicendo che le altre cime del Tour fino ad allora toccate, Tourmalet compreso, sono nullità a confronto di questo gigante. Questo attaccamento spiega il perché nel 1948, grazie ad una sottoscrizione popolare, fu eretto proprio lì il Souvenir Henri Desgranges, il monumento che perpetua la memoria dell’inventore del Tour.
Da allora la leggenda del Galibier si è arricchita con le imprese di Bartali, Bobet , Coppi Anquetil fino ad arrivare all’ultima epica di Marco Pantani. Non per niente i francesi hanno dedicato un volume al “Galibier, la vetta dei guerrieri” sottolineando come le grandi battaglie ciclistiche hanno e trovano tuttora il proprio terreno ideale.