Le bici di Fausto Coppi

LE BICICLETTE di FAUSTO COPPI, di Carlo Delfino



Importante rinvenimento dei Registri Reparto Corse della Bianchi

La meravigliosa “valigia di Pinella”

 

Esistono personaggi che con il loro spessore hanno caratterizzato il “periodo d’oro” del ciclismo; anni ricchissimi di corridori, di storie, di personaggi che ancora oggi incantano con la loro freschezza. Uno di questi è stato senz’altro Giuseppe de Grandi, torinese classe 1908, il più noto meccanico del ciclismo del dopoguerra. Conosciuto anche come “Pinella”, fu soprannominato da Monsieur Godet “pinza d’oro” quando lo stesso “Patron”, durante il Tour del 1949, fu testimone di un cambio di tubolare a tempo di record in favore di Fausto Coppi.

Prima di essere meccanico, Pinella fu corridore. Partecipò alle durissime competizioni degli anni venti, gli anni della polvere e del fango. Abbandonate le corse iniziò a lavorare come meccanico alla Frejus nel 1934, e si prese cura di Martano, Cipriani, Bizzi e Valetti.

Fu chiamato da Girardengo al Tour del 1937 e 1938, e fu proprio Pinella che mise a punto le biciclette di Bartali. Nel febbraio del 1952 passò alla Bianchi (voluto da Coppi), i suoi collaboratori erano, il bravissimo Gilardi e l’abile Farina.

 

                       

                                                                                 (Archivio Pinella)

 

Il sodalizio Coppi-Pinella portò la Bianchi a risultati straordinari, dal Giro e Tour del 1952 al Giro e Mondiale del 1953.

Ha avuto al suo attivo 19 Giri d’Italia, 15 Tour de France, 13 Campionati del mondo, 2 Olimpiadi (Londra 1948 e Melbourne 1956), alcuni mondiali di ciclo-cross, Giri di Svizzera e una infinità di gare in Italia e all’estero. A fine carriera divenne Direttore Sportivo della Squadra Bianchi. Morì nel 1981.

Coppi e Pinella 

In pista Coppi e Pinella in una riunione primi anni ‘50


Pinella è senza alcun dubbio l’uomo che più di ogni altro ha custodito i segreti delle biciclette di grandi Campioni. I meccanici, sono per la bicicletta ciò che i massaggiatori sono per gli atleti. Per i meccanici la bicicletta è un essere vivo e sensibile che ha bisogno di particolari cure e la soddisfazione più grande è quella di vederla vittoriosa ai traguardi più importanti.

E adesso tenetevi forte perché arriva l’importante notizia.

Il romagnolo d.o.c. Paolo Amadori, appassionato collezionista di bici d’epoca e documentazione del ciclismo eroico ha ritrovato l’archivio di Pinella de Grandi.

Una valigetta in tela con la scritta “Melbourne1956” e l’etichetta: Pinella de Grandi –Milano Italia. Inutile dire che per chi ama il ciclismo dentro c’è un vero tesoro.

Fotografie, appunti, quaderni, lettere, giornali e con grande sorpresa i Registri del Reparto Corse Bianchi, ritenuti irrimediabilmente perduti durante i vari traslochi della Bianchi, in particolare l’ultimo da Via degli Abruzzi a Treviglio.

 

                                                   L’Archivio di Giuseppe de Grandi


Una scoperta sensazionale che dice una parola pressoché definitiva sulle mitiche Biciclette Bianchi costruite da Valsassina, Gilardi e Pinella, per tanti campioni: da Anquetil a Baldini, Maspes, Gimondi, Altig, ma soprattutto per il Campionissimo Fausto Coppi.

Sulle biciclette di Fausto si è favoleggiato in tutto il mondo.  Quante saranno state, quante le vere, quante le false, quante ne esistono ancora, da dove provengono e attraverso quali passaggi di mano.  Come è possibile dimostrarne l’originalità…

Ora, grazie a Pinella e i suoi registri, sappiamo che queste biciclette furono in totale 70:  53 da strada e 17  da pista.

 

Coppi in Pista Copenhagen 1949


Dall’accurata analisi dei “Registri”, conservati gelosamente per oltre trent’anni dalla nipote di “Pinella” Signora Caterina e dalla corrispondenza allegata, si possono stabilire i seguenti punti fermi.

1. Le biciclette costruite per Fausto Coppi dalla fine del 1945 al 1958 (con la pausa degli anni 1956/1957), furono settanta;

2. I telai della squadra corse, come risulta da una corrispondenza trovata in allegato ai registri, erano riverniciati e venduti a concessionari e privati che ne facevano richiesta.

 

 

                           I quattro Registri Bianchi Reparto-corse  ritrovati  (Archivio Pinella)

 

Ma andiamo con ordine.

Prima della seconda guerra mondiale all’interno della Fabbrica Biciclette Bianchi non esisteva un vero e proprio “reparto corse”, ma solo una sezione “reparto costruzioni veli speciali” (lo chiameremo così solo per differenziarlo dal reparto produzione di serie), probabilmente diretto dall’allora Direttore Sportivo Erminio Cavedini.

Tale reparto costruiva oltre ai telai corsa anche alcuni telai speciali per i modelli di punta della casa milanese, quali: Impero, Sovrana, Olmo, Bovet, Freccia, Folgore, Sportman ecc.

La numerazione dei telai era unica cioè per tutta la produzione Bianchi. Mentre non esisteva un “registro di normale produzione”; il “reparto specializzato” annotava su dei propri registri i telai costruiti inserendo a margine dei telai il nome del corridore destinatario, oppure il nome del cliente se quest’ultimo era un personaggio di una certa fama.

Nel 1941/42 la Bianchi era arrivata a una numerazione generale composta di sette cifre, cioè superiore il milione, e aveva proseguito fino al 1942/43 tale progressività (unmilione35mila).

Poi la numerazione ripartì non da zero ma da B 6000, com’è indicato nei registri del “reparto specializzato”. La “B” sarà poi abbandonata, ma è quasi impossibile stabilire in quale esatto periodo.

Come detto, tale reparto costruiva oltre ai telai per la squadra corse, anche telai del tipo Folgore o Freccia o addirittura “speciali”, per personaggi famosi quali Primo Carnera, Ardito Desio e altri che erano annotati a margine dei dati tecnici; dopo la seconda guerra mondiale, il numero di queste “speciali” divenne molto  più esiguo rispetto a prima.                                                

 

 

                           Registro Bianchi Reparto corse - pagina interna (Archivio Pinella)


Dagli anni 1946/47 inizia il periodo d’oro per il ciclismo italiano, è il periodo dei grandi campioni  e il così detto “reparto specializzato” diviene a pieno titolo il “Reparto Corse”. 

Da questo momento la produzione dei telai fu evidentemente più orientata alla squadra corse, ma la numerazione rimane sempre compresa fra quella della normale produzione, che riservava al “Reparto Corse” un certo quantitativo di numeri che il reparto timbrava in ordine progressivo nel proprio registro all’inizio di ogni anno. Se alla fine dell’anno non tutti i numeri erano utilizzati, quelli rimasti venivano annullati con la scritta “non costruiti”.

Infatti, nei registri si passa dalla serie numerazione 87mila del 1945 ai 91mila e ai 116mila del 1946, ai 171mila del 1947/48/49, ai 231mila del 1950.

Solo alla fine del 1952, inizia la nota numerazione a sei cifre riservata al “Reparto Corse”, che comincia sempre con il 999. Da quel momento in poi i telai sono costruiti esclusivamente per i corridori della squadra Bianchi o altri campioni, i cui nomi vanno da Coppi, Anquetil a Baldini, Rivière, Gimondi, Altig e tanti altri.

La numerazione dei telai parte dal n. 999001 di fine 1952, al n. 999480 di fine 1968: solo 480 telai fabbricati nell’arco di sedici anni.

Dal 1969 non sono stati più costruiti telai dal reparto corse, e questa numerazione è terminata con il telaio n. 999480. Nello stesso anno la Bianchi terminò l’attività di squadra e chiuse il reparto corse.

Dalle annotazioni a margine dei registri ritrovati, si evince che l’ultimo telaio costruito da Valsassina fu il n. 116903 del 1947, il primo costruito da Luigi Gilardi fu il n. 116904 sempre del 1947.

 

 

                                      Registro Bianchi Reparto corse - pagina interna (Archivio Pinella)


Fra i tanti reperti giacenti nella valigia, contestualmente ai Registri del Reparto Corse Bianchi, ci sono alcuni fogli dattiloscritti con la traduzione di un’intervista che un giornalista francese (non menzionato) fece a Pinella De Grandi dal titolo: “Quello che dice Pinza d’oro”. Nel corso dell’articolo si legge: “…. Pinella De Grandi mi ha parlato sovente di Fausto Coppi, suo campione e suo amico: “E’ esigentissimo per quanto riguarda la manutenzione del materiale, – mi disse – ma il suo modo di ammirare la bicicletta ogni mattina, con tenerezza, questo suo modo particolare di verificare fino nei minimi particolari, di riscoprire ogni mia “trovata”, mi compensa di qualsiasi sforzo …”

È da Pinella che ho appreso che Fausto Coppi, durante le sue corse a tappe, insisteva affinché il nastro adesivo del suo manubrio fosse cambiato ogni mattina, perché “un manubrio pulito e un velo tirato a lucido ispirano fiducia”.

 

 

Coppi nel 1954; sull’ammiraglia Bianchi, Tragella


All’interno della valigetta ci sono fra le altre cose due diari di appunti con indicazione dei rapporti usati dai corridori e con note tecniche come la cura, la pressione dei tubolari, le condizione del tempo, le forature… insomma un’immensa quantità di notizie che ci aiutano a capire come si correva allora su strade non certo lisce come oggi. Vengono riportate altresì brevi note sulle corse in linea, mentre per i Giri e i Tour compaiono indicazioni di tutte le tappe. I due diari vanno dal Giro del Veneto del 1934 al Lombardia del 1958. Un appassionato che sfoglia quelle paginette ingiallite rischia di avere un “orgasmo ciclistico”.

 

 

                                                                           I Diari


Partendo da questo eccezionale ritrovamento, Paolo Amadori e l’amico Paolo Tullini, collezionista di Bologna, stanno scrivendo un libro sulle biciclette Bianchi usate dal Campionissimo. La descrizione, ma direi, la “vivisezione” delle biciclette Bianchi usate da Fausto Coppi è il tema di questo bel lavoro che presto sarà dato alle stampe.

Il libro illustrerà altresì un aspetto nuovo che nessuno ha mai potuto approfondire: il rapporto di Fausto con “la Bicicletta”,  i componenti da lui utilizzati, le modifiche, le innovazioni, gli studi e tante altre perle. 

Forti di tutto ciò i due ricercatori hanno catalogato 14 biciclette Bianchi originali (in base ai numeri di telaio) usate dal Campionissimo. Ogni mezzo meccanico ha una propria storia: qualche Bianchi è passata attraverso molte mani, qualche altra non ha avuto intermediari. Tutte hanno scritto pagine leggendarie. 

 

Bici di Fausto Coppi 

Bianchi Pista di F. Coppi costruita alla fine del 1945 per l’anno 1946 quando Coppi entrò

nella squadra degli aquilotti. Una delle prime sette biciclette costruite per lui.


Nonostante la giusta riservatezza, in anteprima siamo riusciti a conoscere alcuni temi del volume:

1.  I Registri del reparto Corse Bianchi (importanza di un ritrovamento)
2. Schede tecniche relative a 14  biciclette Bianchi di Fausto Coppi con schizzi, dati tecnici e dettagli fotografici
3. 
I  modelli di Produzione Bianchi legati alle imprese del Campionissimo: Folgore – Parigi Roubaix – Tour de France – Campione del mondo
4.
I segreti di “Pinella”

 

Paolo Tuttlini e Paolo Amadori 

                          Gli autori Paolo Tullini e Paolo Amadori al centro Alberto Masi - Vigorelli Milano

A questo punto siamo ansiosi di leggere un libro che aspettavamo da anni e che finalmente sgombrerà il campo da molti pressapochismi; un volume di pregio che tutti gli appassionati conserveranno gelosamente nella loro biblioteca.

Paolo Amadori ha un suo  bellissimo Blog: http://bicicloide.blogspot.it           Vale la pena di darci un’occhiata.

 
Carlo Delfino





                                                                                                                

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