Un ricordo di Vito Favero, di C. Delfino



Vito Favero ciclista

Ammalato da qualche tempo, Vito Favero è morto ieri 16 maggio nella sua casa di Sarmede, dove era nato il 21 ottobre 1932.
Professionista dal 1956 al 1962, iniziò a pedalare per lavoro su una scassata bicicletta da donna: faceva infatti il muratore a Conegliano nell’impresa Pizzinat sciroppandosi una trentina di chilometri al dì. All'età di diciannove anni prese parte ad una corsa per non tesserati a San Pietro di Feletto, classificandosi secondo in maniera rocambolesca.  Infatti un amico gli aveva imprestato una bicicletta da corsa e lui aveva staccato tutti. A 300 metri dal traguardo gli scese la catena e lui tagliò il traguardo a piedi di corsa capendo che però qualche numero lo aveva anche se correva con le braghe da lavoro.

                                                    Vito Favero ciclista

Passò professionista con la Bottecchia, Atala e Torpado.
Ha legato il suo nome al Tour del 1958, nel quale si classificò sorprendentemente secondo dietro al lussemburghese Charly Gaul, dopo essere partito come gregario di Gastone Nencini nella Nazionale italiana. In quella corsa conquistò la maglia gialla nella tappa pirenaica da Pau a Luchon per poi riperderla definitivamente nella cronometro di Digione del penultimo giorno, vinta proprio da Gaul. 
Quando gli parlai due anni fa, mi raccontò di non capacitarsi di come avesse fatto a perdere quel Tour perché in salita volava ma Binda puntava su Nencini e la squadra era completamente a disposizione del toscano.
Nel Tour del 1959, dopo esser finito fuori classifica per una congestione, vinse la tappa di Namur.

Vito Favero ciclista

Nel Giro d'Italia ottenne due vittorie di tappa. Rimarchevoli anche due tappe nella Parigi-Nizza. In una venne dato secondo allo sprint dietro un belga, ma alla sera gli organizzatori, che avevano controllato meglio il fotofinish, gli portarono i fiori in albergo scusandosi per la svista. 
Indossò la maglia azzurra una sola volta, nel 1958, arrivando quarto al mondiale di Reims vinto da Ercole Baldini.  Coppi lo volle in camera con sé perché, disse: “I veneti parlano poco…”.

Terminata l’attività agonistica ha gestito un albergo a Pordenone e in seguito si è dedicato su larga scala all’allevamento dei polli. Uomo modesto, cordiale e sempre disponibile, lascia la moglie Giuseppina Furlan e i figli Paolo e Tiziana.
Un abbraccio a Vito e ai familiari da parte del GIRODITALIADEPOCA

      
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Carlo Delfino 





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