Schede bici: Colnago Master

 

La storia della Colnago
1. Ernesto Colnago sin da piccolo è stato affascinato dalle biciclette e dalle corse.

Inizia presto a lavorare. A 12 anni è già nell’officina Fumagalli di Cambiago. Nel 1945 entra come aiuto saldatore nella fabbrica di biciclette Gloria, di Alfredo Focesi, a Milano.
Alla Gloria impara a saldare telai e forcelle. Poi passa ai piani superiori, al montaggio delle biciclette. E’ bravo e si fa notare: a 19 anni è già a caporeparto,  con una squadra di dodici operai montatori.
Contemporaneamente al lavoro alla Gloria, Colnago partecipa alle corse in bicicletta (inizialmente con una Gloria "La Garibaldina"). E’ un buono sprinter e ne vince tredici.
2. Una caduta dopo il traguardo di una gara (la Milano Busseto) nel 1951 lo costringe per due mesi a casa, con la gamba ingessata. A causa di questo incidente, si fa mandare dalla Gloria a casa i pezzi da montare. Si accorge che in questo modo riesce a guadagnare di più. Acquista attrezzi e avvia, in un piccolo locale di Cambiago, l’attività in proprio, che allarga alla riparazione di biciclette.
Presto acquisisce reputazione di ottimo meccanico. Nel 1954 il salto è così naturale: escono le prime biciclette con il marchio Colnago.
3. Conosce Fiorenzo Magni, cui nel 1955 realizza alcune modifiche alla bicicletta. Magni si accorge delle capacità di Colnago e lo invita a partecipare al Giro d’Italia di quell’anno come secondo meccanico della Nivea-Fuchs; il primo meccanico è il grande Faliero Masi. Qui conosce – e si fa conoscere dal – l’ambiente delle corse. Cresce la stima di cui gode non solo come meccanico ma anche come costruttore di biciclette: le sue scelte di telaista hanno successo.
Ancora a metà degli anni cinquanta molti corridori usavano biciclette vecchio stile, caratteristiche del periodo precedente: telai grandi, con un fuorisella minimo e  un lungo carro posteriore (47-48 cm; la ruota posteriore arrivava ad una distanza di 6-7 cm dal tubo piantone). Erano biciclette adatte alle pessime condizioni delle strade del periodo prebellico; telai grandi e lunghi, infatti, assorbivano meglio i colpi provenienti dalle strade accidentate; in questo modo, però, le biciclette erano più molli e meno pronte allo scatto.
Colnago propone ai corridori della Nivea-Fuchs telai più piccoli: riduce la lunghezza del carro posteriore e quella del piantone, aumentando il fuorisella. Si ottengono così telai più rigidi e nervosi, pronti a rispondere allo scatto del corridore e allo stesso tempo più leggeri (si noti: è lo stesso principio che anni dopo ha portato al telaio compact).
L’altra innovazione Colnago di quel periodo è la forcella piegata a freddo. Per piegare i foderi della forcella, tradizionalmente si operava attraverso il riscaldamento del metallo. In questo modo, però, l’acciaio perdeva flessibilità. Colnago, dopo diversi tentativi, riesce nella piegatura a freddo: questo gli permette di realizzare forcelle più flessibili, che assorbono meglio i colpi della strada. (Scrive Colnago che, alla fine degli anni sessanta, la sua officina sarà anche la prima a sviluppare teste di forcelle microfuse, eliminando congiunzioni e teste stampate.)
Dalla Nivea-Fuchs nel 1956 passa assieme a Magni alla Chlorodont, dove il corridore leader è Gastone Nencini, che quell’anno vince il Giro d’Italia con un telaio preparato da Colnago. Poi, nel 1958, Colnago è alla Philco, con Magni come direttore tecnico assieme a Guido Carlesi.
4. Il 1960 è l’anno della prima vittoria di grande prestigio di una bicicletta Colnago (anche se, come si usava allora, marchiata con un altro nome):  Luigi Arienti è medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma, nella specialità dell’inseguimento a squadre su pista.
Nel 1963 Ernesto passa alla Molteni, dove rimarrà undici anni come meccanico del team. In questo periodo correranno su biciclette costruite da lui campioni del calibro di Michele Dancelli, Gianni Motta, Rudy Altig; poi il grande Eddy Merckx, con cui Colnago stringerà un solido rapporto di amicizia.
La Milano-Sanremo del 1970 è vinta da Dancelli sulla Colnago; è il primo italiano a vincere la Campionissima dopo 16 anni. Una vittoria che spinge Ernesto a cambiare il logo posto sulle sue biciclette. Colnago sente quella vittoria come un asso nella manica: dopo una chiaccherata con Bruno Raschi, il famoso giornalista, il suo logo abbandona l’Aquila e  diventa l’Asso di fiori, che da quel momento in poi caratterizzerà le sue biciclette.
4. E’ iniziato, intanto, il sodalizio con Eddy Merckx. Ernesto ha grande stima di Eddy, quando questi arriva in Italia, spostandosi dalla Peugeot prima alla Faema poi alla Molteni. Colnago ha stima sia delle sue straordinarie capacità di Merckx sia della sua grande voglia di vincere, della sua disponibilità alla fatica e all’impegno.
Per Merckx, Colnago ha costruito molte biciclette, più di un centinaio. Biciclette su cui sperimenta diverse innovazioni: parti in titanio, catene forate, telai e componenti superleggeri (come i cerchi da 260 grammi e le ruote da 24 raggi, in un periodo in cui tutti ne usavano 36). La precisione di Merckx hanno aiutato Colnago nella sua carriera di produttore.  Ma con quelle biciclette Merckx ha vinto tutto: il Giro, il Tour, le classiche, sino al Record dell’ora del 1972: realizzato a Città del Messico con una bicicletta Colnago che pesava di 5,750 kg.
Le prime biciclette marchiate Merckx, all'inizio degli anni settanta, erano prodotte e commercializzate da Colnago (vedi il Catalogo Colnago 1973).

Oltre al marchio Colnago, è esistito anche il marchio Colner (Colnago-Ernesto; il simbolo è l’asse di picche): con modelli inizialmente di alta gamma, poi di fascia più bassa.
5. Dopo il lungo, e denso di vittorie, periodo trascorso come meccanico alla Molteni, Colnago lascia questa squadra per un nuovo passo in avanti: nel 1974 diventa sponsor della Scic. A differenza della Molteni, la Scic usa biciclette non solo costruite ma anche marchiate Colnago.
C'è pure un motivo contingente che lo spinge a questa scelta: la valorizzazione di un giovane, che nel 1973 aveva vinto il Tour de l'Avenir e il cui nome è Giovanbattista Baronchelli. Colnago costruisce una nuova squadra, appunto la Scic, che Baronchelli ricompenserà arrivando secondo nel Giro d'Italia del 1974, a soli dodici secondi dal cannibale Merckx.
In questa fase Colnago fornisce le biciclette anche ad un'altra squadra professionistica, la spagnola Kas, che ha come campione Josè-Manuel Fuente: grande scalatore ma corridore sregolato.
6. Progressivamente, finisce l'era Merckx. Nuovi nomi si affacciano sulla scena: tra questi quello di Giuseppe Saronni, che passa al professionismo nel 1977, aiutato da Colnago per l'ingaggio alla Scic.
Saronni e Colnago stringeranno un rapporto di amicizia che dura tutt'ora.
Nel 1982 a Goodwood, in Inghilterra, Saronni vince il Campionatio del mondo con uno sprint lungo e potente, diventato famoso come "la rasoiata di Goodwood". La squadra è adesso la Del Tongo Colnago: il brand Colnago è direttamente nel nome del team. La bicicletta di Saronni è una Colnago Mexico rossa.


6. Il record dell'ora di Merckx è stato per Colnago un'occasione da sfruttare anche sul piano commerciale. Prima della Mexico al top della gamma commerciale Colnago c'era la Super, che a metà degli anni settanta viene affiancata da questo modello, che celebra l'impresa di Merckx a Città del Messico. La Mexico, oggi ricercata dai collezionisti, nella prima versione è all'apparenza molto simile alla Super (non è difficile confonderle): ha però tubi più leggeri di 6/10, ricorda Colnago, e con una nervatura interna in grado di rendere il telaio, oltre che più leggero, anche più rigido.
Della Mexico compaiono varie versioni. Il telaio Nuovo Mexico verrà prodotto con schiacciature nel tubo diagonale e in quello orizzontale. Poi ci sarà l'Esamexico, con tubazioni simili a quelle del Master ma a sezione esagonale.
Negli anni ottanta viene prodotta anche una Colnago "Saronni".
Nei primi anni ottanta la marca dell'Asso di fiori produce l'Arabesque - questo un modello particolarmente ricercato oggi dai collezionisti - caratterizzato dall'attenzione all'estetica e da raffinate congiunzioni del telaio, con forme arabescate. 
Esiste poi la Colnago Regal, con congiunzioni Arabesque e tubazioni Esamexico.

Accanto a questi c'è il modello Oval CX, in un periodo in cui si inizia a dare attenzione all'aerodinamicità: le tubazioni sono ovalizzate (da qui il nome del modello) per offrire una minore resistenza all'aria.
Nel frattempo è comparso quello che diventerà un altro asso nella manica della casa di Cambiago: il modello Master, con tubi a sezione "stellare"
Forse, la Master rappresenta il vertice raggiunto dalle biciclette con telaio in acciaio usate nelle corse: dopo la Master, per il top di gamma avranno infatti la prevalenza altri materiali: il carbonio in particolare.
Anche nella nuova fase Colnago rimarrà comunque all'avanguardia. Sin dalla metà degli anni ottanta è iniziata la collaborazione con Enzo Ferrari, cui Ernesto si rivolge per lo sviluppo in campo ciclistico di questo materiale, già ampiamente usato nella Formula Uno. Del 1986 è il prototipo Concept, telaio e congiunzioni in carbonio, freni idraulici, un cambio particolare, ruote disegnate da Enzo Ferrari.
Poi verrà commercializzata la C35 (monoscocca), la Carbitubo (due tubi per il trasversale), soprattutto la C40 (a congiunzioni in carbonio; una bici che vincerà dappertutto, anche con i campioni della Mapei) e tanti altri modelli.

Introduzione

La Colnago Master rappresenta il canto del cigno della produzione di bici da corsa con il telaio in acciaio. Da un lato, infatti, Colnago con la Master raggiunge l'apice, il meglio della sua produzione in acciaio; usata da molti professionisti, questa è una delle bici che più ha vinto nella storia del ciclismo. Dall'altro lato però, la Master segna la fine di un periodo; dopo questo modello, infatti, prevarranno altri materiali, destinati a soppiantare l'acciaio nell'uso agonistico: oggi, in primo luogo il carbonio (il primo prototipo Colnago in carbonio è del 1987).

 

Storia, caratteristiche e versioni

Il telaio Master nasce nel 1983, anche se forse la bici è commercializzata solo a partire dal 1984, ed è portato subito alla vittoria da Giuseppe Saronni nel Giro d'Italia di quell'anno.
Ciò che più lo caratterizza è la particolare sezione dei tubi, non più tondi, ma a sezione trilobata o, come si usa dire, "stellata" (anche la Colnago Mexico, nel suo ultimo periodo, aveva comunque sperimentato una sezione analoga, con sei schiacciature sui tubi; si veda il modello Esamexico). L'acciaio (in gergo: 15CDV6 e 25CrMo4; credo sia il Nivacrom, NIchel, VAnadio, CROMo), particolarmente rigido ma leggero, è marchiato Columbus: nella targhetta apposta sulle Master viene definito "Columbus-Gilco design", dal nome di chi lo ha studiato (Gilberto Colombo, figlio del fondatore della Columbus). E' un acciaio microlegato, a spessori differenziati, trafilato a freddo. Una particolare nervatura irrobustisce anche la scatola del movimento centrale.
- La prima versione è definita semplicemente Master ed è commercializzata sino al 1987-88 (è l'unica versione della Colnago Master che può rientrare a pieno titolo tra le bici definite "d'epoca"; è dunque quella che più ci interessa); i foderi della forcella sono ancora curvi.
- Nel 1988 il suo posto viene preso dalla Master Più; quest'ultima si differenzia per il passaggio del filo freno posteriore, che nel Master Più passa all'interno del tubo orizzontale del telaio, mentre nel primo Master guaina e filo rimangono esterni, passando attraverso i tradizionali occhielli saldati; c'è anche una piccola modifica nel disegno delle congiunzioni cromate (a tre punte, anziché una). Le prime Master Più hanno ancora la forcella curva; a partire dal 1989 viene introdotta la forcella "Precisa", a steli diritti, un tipo di forcella che segnerà tutta la successiva produzione Colnago. Seguono:
- La Master Olympic nel 1991 (c'è anche la versione Decor) dalla colorazione piuttosto vistosa (in alcuni anni la Olympic adotta le tubazioni della Tange - giappponese - al posto delle Columbus)
- la Master Light nel 1994 e
- la Master X Light nel 1998.
Della Master esiste anche la versione Dual (con un doppio tubo traversale; una soluzione adottata da Colnago per la Carbitubo e per un modello in titanio, la Bititan), Crono (1988), la versione Ibex per mountain bike, una Master 55° anniversario (2009; Colnago ha iniziato la sua attività nel 1954). 
La Master non ha mai smesso di essere prodotta; ancora oggi può essere ordinata alla Colnago.

 

Peso

La Master non è bicicletta particolarmente leggera; suoi pregi sono comodità e resistenza alle sollecitazioni impresse dal ciclista. A seconda della componentistica, pesa circa 9-9,5 kg.

 

Note

Il colore più diffuso della prima Master è il rosso.
Le decals originali (ne esistono, peraltro, versioni che sono cambiate nel tempo) della prima Master hanno la tendenza ad arricciarsi.

 

Una Master prima versione (1983-1987), qui montata con Shimano Dura Ace 7400
(primo gruppo di successo con cambio indicizzato - sei velocità - uscito nel 1984)

Particolare della scatola movimento centrale


Davide La Valle


Colnago Master Più (da velociao.com)



Colnago Master Olympic



Colnago Master Light (da velospace.org)





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