Cambio Campagnolo "a bacchette"

Cambio Campagnolo a bacchette

La prima, grande, innovazione di Tullio Campagnolo è lo sgancio rapido ("galletto automatico") della ruota, brevettato nel 1930.
La storia è nota, ma vale la pena di raccontarla.
L'11 novembre 1927 Tullio Campagnolo, corridore di Vicenza, corre il Gran Premio della Vittoria; la giornata è fredda, piove e sulle rampe del Passo Croce d'Aune inizia anche a nevicare. Campagnolo è in fuga con i migliori ma deve cambiare rapporto. In quei tempi, cambiare rapporto voleva dire scendere di sella, smontare la ruota posteriore e girarla, per inserire il pignone posto sull'altro lato. Per il freddo, con le mani quasi congelate, a Tullio l'operazione costa troppo tempo: i compagni di fuga c si allontanano e il sogno di vittoria svanisce. Arrivato quarto al traguardo, Tullio, smoccolando imprecazioni, dirà "Bisogna cambià qualcossa de drio".
Quel "qualcossa de drio" sarà lo sgancio rapido, il meccanismo che usiamo anche oggi. Poi, la possibilità di cambiare rapporto senza scendere dalla bicicletta.
Proprio lo sgangio rapido è infatti ciò che permette a Campagnolo la realizzazione del "cambio a bacchette", brevettato nel 1933. Si tratta di due leve collocate lungo il pendente posteriore destro del telaio. La prima leva non è altro che il prolungamento verso l'alto dello sgancio rapido. Per cambiare rapporto il ciclista come prima operazione deve allentare lo sgancio della ruota posteriore; con questa leva può farlo senza scendere di sella. Con la seconda leva, deve poi spostare la catena sul pignone desiderato. Non rimane che chiudere nuovamento lo sgancio della ruota posteriore con la prima leva (ci sono anche dei bulloncini che permettono di regolare la forza del bloccaggio).

















Il sistema è reso possibile da particolari forcellini posteriori dentati, lungo i quali può scorrere il mozzo della ruota, anch'esso dentato. Questo doppio binario dentato permette a. di tenere in asse la ruota, anche dopo aver effettuato lo sgancio b. di mantenere la giusta tensione della catena, il cui percorso si allunga (appunto attraverso lo spostamento all'indietro del mozzo della ruota sui forcellini) quando si passa da un pignone più grande ad uno più piccolo; al contrario, il percorso che deve fare la catena si accorcia (attraverso lo spostamento in avanti del mozzo) quando si passa da un pignone più piccolo ad uno più grande.


I punti di forza di questo cambio erano la robustezza, l'affidabilità, l'indifferenza al fango (qualità importanti, date le condizioni delle strade negli anni trenta e quaranta); inoltre, l'assenza di attriti, per la mancanza di rotelle e molle ("senza attriti e senza rumore", diceva Campagnolo). Pregi che assicurarono a questo cambio una vasta diffusione, soprattutto negli anni quaranta.
Di contro, l'operazione della cambiata non era semplicissima. Dato che lo spostamento della catena sui pignoni avveniva agendo sulla parte superiore della stessa, per cambiare era necessaria almeno una mezza pedalata all'indietro. Solo con la pratica ci si poteva impadronire della tecnica necessaria ad una cambiata veloce; Gino Bartali, in particolare, è stato maestro
nell'uso di questo cambio.



Il cambio a bacchette, nella prima versione, permetteva l'adozione di quattro pignoni con un'escursione di sei denti tra il più piccolo e il più grande (15-21 denti nella combinazione più usata).
Nel 1946 prende il nome di Cambio mod. Corsa. La Campagnolo ne propone due modelli; il primo, appunto il Corsa, ha le leve più corte, il secondo, lo Sport, le leve più lunghe.
Nel 1949 esce il modello ad una stecca, agendo sulla quale diventa possibile compiere entrambe le operazioni prima affidate a due stecche diverse. Rimane la necessità della mezza pedalata all'indietro. Adesso si montano ruote libere con cinque pignoni e un maggior numero di denti (devono allungarsi, per questo, anche i forcellini dentati, che arrivano a 19 denti). E' il periodo in cui inizia a diffondersi anche la doppia moltiplica anteriore. Con il cambio ad una stecca Fausto Coppi vince la Parigi-Roubaix del 1950: il cambio ad una stecca prende così il nome di Paris-Roubaix.



















In questa fase inziano ad essere proposte anche varianti del cambio a bacchetta - per esempio la "Ghisallo" - che, spostando in basso il guidacatena, evitano la necessità di pedalare all'indietro.
Nel frattempo, però, la Campagnolo ha elaborato un nuovo e diverso tipo di cambio, il Gran Sport, che, per la sua efficienza, decreterà presto la fine del cambio a bacchette.

Davide La Valle




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