Shimano Dura Ace 1973

Schede componenti: Shimano Dura Ace 1973



1. La Shimano
La Shimano (inizialmente Shimano Iron Works) è fondata in Giappone nel 1921 da Shozaburo Shimano. Produce ruote libere, articolo che resterà a lungo il cardine dell'azienda.
L'attività si ferma nel 1929, a causa della Grande Depressione, una profonda  crisi economica che colpisce il mondo intero.
Shimano riprende con vigore nel 1936, tanto che nel 1939 l'azienda arriva a produrre più di un milione di ruote libere al mese.
Nel 1946, ricostruiti gli impianti dopo le distruzioni causate dai bombardamenti bellici, Shimano inizia a produrre anche biciclette complete.
Nel 1956 avvia la produzione di cambi di velocità.
Nel 1965 è fondata la filiale americana, Shimano American Corporation e nel 1972 la Shimano Europa GmbH.
 





2. Come nasce il Dura Ace 
Crane 1971; immagine da http://www.disraeligears.co.uk/Site/Shimano_derailleurs_-_the_Dura-Ace_story.htmlNel 1971 Shimano, che sino ad allora non aveva guardato al mondo delle competizioni, realizza un cambio di velocità destinato alle corse: è il Crane.
Il  Crane, dopo qualche problema di solidità risolto con l'utilizzo di materiali più resistenti, si rivela un ottimo cambio, in grado di competere con i migliori prodotti allora sul mercato.
Del Crane nei primi anni settanta vengono realizzate diverse versioni (vedi alcune foto in disraeligerars); tra queste, anche un modello GS a gabbia lunga, per supportare ruote libere che adottino pignoni con un numero di denti elevato (sino a 34).
L'interesse che questo cambio solleva nell'ambiente ciclistico, sollecita Shimano a realizzare un intero gruppo di componenti di alta gamma, modellato sul design Crane.
E' in questo modo che nasce il Dura Ace, sviluppato nel 1972 e apparso sulle strade nel 1973.
Il termine Dura sta per "duralluminio", il materiale migliore allora disponibile; il termine Ace (in inglese vuol dire Asso) sta per "il migliore".


3. I primi successi

Immagine da Shimano fa subito le cose in grande. Nel 1973 sponsorizza una squadra belga, la Flandria (si chiama, più precisamente: Carpenter-Shimano-Flandria). E le vittorie arrivano subito.
Sin da inizio stagione: il 16 febbraio 1973, Walter Godefroot vince la quinta tappa della Ruta del Sol; è la prima vittoria targata Dura Ace. Molte altre ne seguiranno.
Sempre in quel primo anno la Frandria-Carpenter-Shimano vince tappe al Tour de France.
Soprattutto, Freddy Maertens, equipaggiato Dura Ace, arriva secondo nel campionato del mondo 1973 di Barcellona, dietro a Gimondi (pur avendo, Maertens, tirato la volata a Mercx; l'episodio darà origine ad una storica polemica tra i due: secondo Maertens, infatti, Mercx favorì di fatto Gimondi proprio per non far crescere la fama del giovane compatriota e rivale; secondo altri, Mercx favorì Gimondi per non far vincere l'unico che non correva con Campagnolo; vedi Flandriahistory).
Nel 1974 la Flandria belga ritorna a Campagnolo e Shimano sponsorizza - per un anno - la Flandria francese: la squadra si chiama Merlin Plage-Shimano-Flandria. 

Immagine da http://www.flandriabikes.com/history/chocolate-components-and-conspiracy



4. In Italia

Non è facile trovare il primo Dura Ace montato su biciclette italiane di quel periodo; perché il dominio Campagnolo nelle corse n quegli anni è pressoché incontrastato, in particolare nel nostro paese.
Il Dura Ace del 1973 si può trovare montato su qualche rara Pettenella (vedi in questo sito Pettenella). Vanni Pettenella, infatti, che aveva vinto la medaglia d'oro dell'inseguimento su pista alle Olimpiadi di Tokio del 1964, era conosciuto in Giappone. Probabilmente per questo, era in contatto con Shimano già negli anni settanta; alla fine di quel decennio aveva anche fondato un gruppo sportivo che si chiamava appunto "G.S. Pettenella Shimano" (ancora oggi, in qualche ciclostorica si possono vedere le maglie con la scritta Pettenella-Shimano).
La diffusione in Italia dei prodotti Shimano si realizza solo negli anni ottanta, dunque quando il primo Dura Ace è stato sostituto da nuove versioni. Negli ultimi mesi del 1978 è la MIC di Amedeo Colombo - oggi conosciuto nell'ambiente come "Mister Shimano" - che acquisisce la rappresentanza commerciale della ditta giapponese per l'Italia (inizialmente erano soci della MIC, fondata a Legnano, anche Sergio Marzorati e Alfio Moroni, che presto però lasciarono la gestione al solo Colombo). Il marchio Shimano era pressoché sconosciuto nel nostro paese, tanto che allora - racconta Colombo - quella scelta fu percepita da molti come un rischio.
In realtà fu la fortuna di Colombo (all'inizio la MIC era poca cosa; racconta ancora Colombo: "“ricordo che quando i giapponesi ci dissero che sarebbero venuti a trovarci per conoscerci meglio, io e i miei soci sudammo freddo. Un vero e proprio attacco di panico. Dove li avremmo ricevuti? La sede della MIC non era … all’altezza. Allora, con un pizzico di fantasia e anche di follia, li ospitammo nella sede milanese della Adler, l’azienda di Alfio Moroni, e… superammo l’esame"). Le vendite Shimano infatti esplosero negli anni ottanta, soprattutto dopo il 1985.
Shimano aveva già realizzato un'importante innovazione sostituendo la tradizionale ruota libera con la cassetta pignoni (l'insieme di pignoni che si inserisce in un corpetto scanalato fissato all'asse della ruota, come si usa anche oggi). Nel 1984 introduce il cambio SIS, indicizzato; una novità alla quale Campagnolo inizialmente non aveva creduto ma che presto invade il mercato (delle bici da corsa ma non solo di queste).
Colombo ha anche raccontato che all'inizio dell'avventura italiana, fine degli anni settanta, Shimano voleva ingaggiare Eddy Mercx. Campagnolo si recò però dal campione belga con un assegno in bianco e l'affare sfumò. Shimano ebbe comunque la fortuna di ottenere sino al 1981 Francesco Moser. (Segue)

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