Schede bici: Pettenella



Giovanni (detto Vannni) Pettenella, veronese di nascita (1943) e milanese di adozione, vince in sella ad una Masi, l'oro nella velocità su pista (e l'argento nel km da fermo) alle Olimpiadi di Tokio del 1964.
E', tuttora, il detentore del record mondiale di surplace in gara: un'ora, tre minuti e cinque secondi al Velodromo di Varese nella sfida con Sergio Bianchetto nel 1968 (forse qualcuno tra i più anziani ricorderà la telecronaca Rai, con il telecronista che per il protrarsi del surplace non sapeva più cosa raccontare; alla fine Bianchetto cadde a terra sfinito e fu necessario l'intervento del medico).
Vanni Pettenella è stato anche corridore professionista su strada. Poi Direttore tecnico della Scuola Fausto Coppi al Vigorelli: ha avuto tra i suoi allievi nomi come Francesco Moser (che nel 1976 vinse l'oro mondiale nell'inseguimento) e Giuseppe Saronni.
Abbandonò le competizioni nel 1972, dopo aver conquistato più di 450 vittorie (con un parziale ritorno nel 1973 e l'abbandono definitivo nel 1975).
Chiusa l'avventura agonistica, Pettenella si dedicò alla produzione di ottime biciclette, aprendo poi a Milano un'attività commerciale, che non ebbe un grande successo economico. Anche se i suoi meriti non sempre vengono riconosciuti, Vanni Pettenella introdusse però importanti innovazioni. Rivendicò di aver introdotto per primo le ruote a razze e, soprattutto, i telai con tubazioni non tonde ma ovalizzate (lavorate a freddo) per migliorare l'aerodinamica. Una novità successivamente adottata da molti anche se, ha ricordato amaramente Pettenella in un'intervista, il solo Colnago - quando avviò la produzione della Oval CX - gli riconobbe le royalties.
Vanno Pettenella è morto nel febbraio del 2010 e oggi riposa tra coloro che hanno dato lustro a Milano, nel Famedio del Cimitero Monumentale, accanto (anzi, sopra, e forse la cosa non gli dispiace) ad Antonio Maspes.

Le immagini sotto sono di una Pettenella degli anni settanta, con tubi (probabilmente Reynolds) ovalizzati. Si noti la V di Vanni in rilievo sul tubo dello sterzo. Il telaio è stato riverniciato, mantenendo il colore (l'oro della vittoria olimpica) e soprattutto le decals originali (attraverso la mascheratura). La bici pesa circa 9,5 kg. Particolarità di questa bici è anche il gruppo: è lo Shimano Dura Ace del 1973, il primo gruppo con il nome Dura Ace prodotto dalla casa giapponese (solo corone e pacco pignoni in foto non sono quelli originali: la bici è stata attrezzata con rapporti più "umani" per fare l'Eroica). Anche perché in quegli anni in Italia Shimano non era conosciuto; nel mercato della corsa il dominio Campagnolo era incontrastato. Solo più avanti Shimano sarebbe diventata una marca leader: l'avvio di questo cammino fu proprio questo ottimo gruppo - usato dalla Flandria nel Tour del 1973 - e negli anni ottanta l'introduzione di novità (quali il pacco pignoni invece della ruota libera e il cambio indicizzato) che metteranno in difficoltà la Campagnolo.
Per la sua vittoria a Tokio, Pettenella era conosciuto in Giappone e per questo, probabilmente, aveva rapporti con Shimano anche in un periodo in cui questa marca era pressoché ignorata in Italia (la distribuzione organizzata dei prodotti Shimano in Italia prenderà avvio solo alla fine degli anni settanta con la costituzione della Mic di Amedeo Colombo). Non a caso, la grafica sul telaio di questa bicicletta riporta il marchio dell'azienda giapponese e il riferimento al Dura Ace. A conferma di questo legame, c'è anche il fatto che alla fine degli anni settanta Vanni costituì un Gruppo sportivo sponsorizzato proprio da Shimano e che si chiamava appunto Pettenella-Shimano (il gruppo oggi sopravvive con un nome cambiato: Ciclisti Dergano).




Davide La Valle




Su youtube: Un'intervista a Vanni Pettenella
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Su youtube: Dedicato a Vanni Pettenella
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