L'angolo della lettura: "Amati giri ciclici"


Questa rubrica presenta libri sulla bicicletta riportandone brevi brani.
Il brano di oggi è tratto da un libro divertente, ma non solo divertente, divenuto in questi anni un piccolo cult.



Amati giri ciclici. Pensieri, emozioni e piccole storie in bicicletta

Giancarlo Pauletto, Ediciclo 2006, pp. 239 



Ottavio

“I favolosi anni Venti. Nei favolosi anni Venti una strada – la Pontebbana – dopo Pordenone, verso Udine.                                                                                                   Se tentate di attraversarla oggi, magari in ore di punta, avete serie possibilità di por fine ai vostri giorni.
Ma nei favolosi anni Venti essa era bianca, percorsa da rarissime Balilla e da rare biciclette. Insomma, ci si poteva fare il pic-nic.
Lungo questa strada bianca e polverosa un motociclista corre sulla sua moto, lunga e nervosa come una cavalletta.
Anche lui sembra un insetto, con la berretta tonda di cuoio e gli occhialoni alla Nuvolari.
La velocità è considerevole. Lui non può dire esattamente a quanto sta andando, perché l’ago del contachilometri è pervicacemente fermo sulla sinistra del quadrante.
Il quadrante porta come velocità massima i sessanta all’ora.
Si sa tuttavia che questi quadranti mentono sempre. Diciamo che la moto – se fosse nuova, ma è vecchissima – potrebbe toccare i cinquanta. Comunque i trenta li tiene benissimo, e di ciò il nostro uomo pare assai soddisfatto.
Pom pom pom pompa il motore, e i campi silenziosi accolgono quel pacifico rumore.
Appena attraversato il lungo ponte sul Tagliamento, il nostro è colto dalla improvvisa sensazione che qualcuno lo stia seguendo.
Tira gli orecchi, ma avverte solo il rumore baritonale del motore. Tuttavia quella sensazione non se ne va, e dunque lui si volta.
Una faccia impolverata, protesa sopra un ricurvo manubrio da corsa, apre la bocca e dice:‘Buongiorno, sior Umberto. Stia, stia lì davanti, che per me va bene’.
Il sior Umberto, presidente dell’Unione Sportiva Pordenonese, ha subito riconosciuto il più forte campione della sua società, e continua di buon grado a tagliargli l’aria. Anzi, gli si insinua l’idea di metterlo alla prova, quel campione, e così pian pianino comincia ad accelerare, poi tende l’orecchio di nuovo.
Solo il rumore del motore. Vorrebbe verificare se il ciclista ha tenuto sulla sua nuova velocità, ma teme di scoprire il suo giochetto.
Così sta fermo per un po’, poi aumenta ancora leggermente, e tende l’orecchio.
Solo il rumore del motore.
Ritiene di averlo staccato, e allora pensa di voltarsi per vederlo più indietro e poi rallentare ad aspettarlo.
Come si gira, il ciclista, nonché essere staccato, lo affianca, apre di nuovo la bocca e dice: ‘ Ben, ben, grazie, sior Umberto, ma adesso vado avanti, perché ho un po’ di premura’.
E così il grande Ottavio Bottecchia allunga, sparisce in avanti dopo una curva.
E anche questa è una storia che si racconta al bar dei ciclisti, al giovedì sera, quando la leggenda ha massimo ascolto.
Ma chi la racconta giura che è stravera” (pp.162-164).
 
Giancarlo Pauletto è nato a Portogruaro,
in provincia di Venezia, nel   1941.

Nella sua vita "reale" si è laureato in Filosofia
a Padova, ha insegnato nelle scuole superiori,
si è occupato, dai tempi dell'università,
di storia e critica d'arte.

E' autore di molte pubblicazioni, cataloghi e monografie, dedicate ad artisti italiani e
stranieri.

Nella sua vita "vera" - invece - ha corso in
bicicletta, ha camminato in montagna, ha pubblicato alcuni libri di itinerari ciclistici
curando anche un volume su Alfredo Binda;
ha inoltre dato alle stampe, per Nuova
Dimensione, sigla appartenente ad
Ediciclo Editore, Neiges d'antan. Inverni e
presepi, musiche e lune nel 1950
e
Memorie di un cercatore di funghi.
Nel 2011 ha scritto per Ediciclo Il ciclista impenitente. Divagazioni a ruota libera
di un passista felice,
già presentato
in questa rubrica.