L'angolo della lettura: Tutti primi sul traguardo del mio cuore

Tutti primi sul traguardo del mio cuoreFabio Genovesi, Tutti primi sul traguardo del mio cuore, Mondadori 2013, pp. 169, euro 10 (ebook euro 2,99).


Per migliaia di chilometri, in auto, a piedi, su traghetti, bus e funivie, una carovana piena di colori tenta di stare dietro al ritmo furibondo imposto dai ciclisti, che in tre settimane girano tutta l'Italia per sfidarsi davanti all'azzurro della costiera amalfitana e tra agli aspri profili del Vajont, sotto il sole del lungomare pugliese e nelle tormente di neve in cima alle Dolomiti. Fa parte della carovana uno scrittore, che da piccolo in un tema aveva detto: "Io la prossima volta che passa il Giro provo a scappare con lui". Dopo tanti anni c'è riuscito, e affronta questa avventura - un po' on the road, un po' tour de force -, sperando di stanare qualche storia bizzarra o un paio di particolari suggestivi. Ma verrà immediatamente travolto da una valanga di momenti formidabili, e si sperderà subito tra paesi dai nomi impossibili, periferie post atomiche e personaggi micidiali, nel frullatore impazzito del Giro d'Italia che mischia passione, entusiasmo, paura, fatica, speranza, disegnando le mille storie di mille destini che si intrecciano coi nostri e danno vita a una corsa eroica e strampalata come la nazione che percorre.


Dal primo capitolo:
 
1984 - IO QUANDO SONO GRANDE FACCIO IL GIRO
Una mattina di maggio, alle elementari, la maestra spiegava gli affluenti del Po e cullato da tutta quell’acqua io mi stavo addormentando. Poi però è entrato in classe lo zio Aldo, con un colpo fortissimo che quasi buttava giù la porta. Senza bussare, senza salutare, è venuto al mio banco, mi ha preso per un braccio e tirato via.

«Dài, veloce che andiamo a vedere il Giro.»
La maestra, mezza nascosta dietro la cattedra, ha provato a dirgli: «Scusi, ma fra poco li porto io i ragazzi a vedere il Giro».
E lo zio: «Con tutto il rispetto signora, ma sa una sega lei dov’è il punto buono».
Il punto buono era un curvone prima del viale a mare, dove ci siamo messi ad aspettare sotto il sole in mezzo a tantissimi altri appassionati. Gente con le radioline, i cronometri e le macchinette fotografiche, tutti a scambiarsi pezzi scassati di informazione e allungare il collo all’orizzonte, in attesa della corsa che non arrivava mai.
Poi, finalmente, eccola. Aperta da mille moto della polizia, con le sirene che ci urlavano di fare spazio. E dietro le auto della carovana pubblicitaria, con le loro forme assurde e la musica e la gente che dai finestrini lanciava portachiavi, cioccolatini, magliette e cappelli.
Lo zio agguanta al volo un berretto con scritto “Irge il Pigiama” e me lo pianta sulla testa, e io lo devo tenere forte con le mani perché dalla strada comincia a salire un vento magico. È il vento alzato dal gruppo, che arriva enorme e colorato, un’onda travolgente dove dentro ci sono un milione di uomini ma tutti strinti uno accanto all’altro a formare una cosa sola, potente e smisurata, tantissime bici e magliette delle squadre e gambe grosse come tronchi di pino che girano e girano e diventano un unico clamoroso miracolo. Mentre mi passano davanti il vento diventa sempre più forte, come il respiro di un gigante, e davvero devo strizzarmi il cappellino sulla testa altrimenti questo vento me lo porta via. E intanto mi porta via il cuore.
Perché i corridori sono passati in un secondo, poi le auto delle squadre, poi altre moto della polizia a chiudere. E poi più niente. Solo il silenzio, la strada vuota, la gente che tornava a casa sua, ognuno alla sua vita normale e sempre uguale, senza sirene, senza regali dai finestrini, senza potenza e velocità.
E mi è sembrato impossibile. Era una cosa così crudele, così ingiusta, che il Giro passava di corsa davanti a me, mi faceva vedere tutto il suo splendore, poi continuava a correre per la sua strada e mi lasciava qui da solo.
Da quel giorno lì, insomma, ho deciso: “Io quando sono grande faccio il Giro d’Italia”...

Tutti primi sul traguardo del mio cuore
F
abio Genovesi
 (1974) è nato e vive a Forte dei Marmi. Ha scritto il saggio cult Morte dei Marmi (Laterza 2012) e i romanzi Versilia Rock City (Transeuropa 2008, nuova edizione Mondadori 2012), Esche vive (Mondadori 2011), tradotto in nove Paesi tra cui Stati Uniti e Israele, e Tutti primi sul traguardo del mio cuore
 (Mondadori 2013), sbilenco diario on the road della sua avventura al Giro d'Italia. Collabora con il «Corriere della Sera» e «Glamour». Ha scritto reportage per «Rolling Stone» e altre riviste musicali, e tradotto autori di culto come Hunter S. Thompson. Per molti anni ha vissuto di espedienti.



Fabio Genovesi racconta in 30 secondi "Tutti primi sul traguardo del mio cuore"
You need to a flashplayer enabled browser to view this YouTube video



Aggiungi commento

Se non hai fatto il login, per la pubblicazione dovrai aspettare l'intervento dell'amministratore del sito.


Codice di sicurezza
Aggiorna