Il libro: Biciclette italiane



Guido P. Rubino, Biciclette italiane. I marchi gli uomini le storie, Bolis Edizioni, 2011, pp.175, euro 35.


Il libro, ricco di belle fotografie, racconta la storia di quaranta marchi storici che hanno portato la bicicletta da corsa ad essere un segno dell'eccellenza italiana nel mondo.

Guido Rubino, giornalista specializzato in tecnologia della bicicletta e autore di un fortunato blog, cyclinside.com, ha pubblicato guide all'uso della bicicletta da corsa e della mountain bike. Per Bolis Edizioni ha scritto, assieme a Paolo Facchinetti, il libro Campagnolo. La storia che ha cambiato la bicicletta (2008).





Riportiamo qui sotto tre fotografie e un breve brano del libro.



Una "Speciale Corsa" Masi del 1954 (p. 109)



L'ora di Jacques

"'Anquetil arrivò con tutta la sua équipe al Vigorelli - racconta oggi Alberto Masi - ma quando iniziò a girare in pista si accorse subito che qualcosa non andava. Il telaio che gli avevano costruito era troppo leggero e aveva perso la rigidità necessaria; all'uscita delle curve la bicicletta sbandava. Fare il record sarebbe stato impossibile in quelle condizioni'. Andarono a cercare chi gli potesse fare un telaio immediatamente. ma trovare qualcuno che lo facesse in poche ore era un'impresa difficile, ancvhe per un 'onnipotente' come il campione francese. Si rivolsero alla Bianchi, ma i tempi della grande azienda non potevano adattarsi a un lavoro in emergenza come questo. Gli consigliarono allora di rivolgersi a Faliero Masi'.
Alle cinque del pomeriggio Anquetil entrò nella bottega di Masi per prendere le misure, Faliero lavorò tutta la notte e nel pomeriggio successivo, il 28 giugno 1956, consegnò la bicicletta ad Anquetil.
Il campione francese salì in sella e volò: il nuovo record di 46,159 chilometri spazzava via il record di Coppi, stabilito quattordici anni prima su quella stessa pista. 'Non ci fu il tempo neppure per dare la vernice di fondo alla bicicletta - spiega Alberto Masi - ma solo uno strato a coprire il colore dell'acciaio. Quel telaio andò bene, eccome'" (p. 106).    



La Bianchi con cui Felice Gimondi vinse il Mondiale di Barcellona, nel 1973, sul circuito di Montjuich, battendo in volata Maertens, Ocana e il favoritissimo Merckx. E' un telaio in acciaio cromomolibdeno saldobrasato con tubi Columbus; monta un gruppo Campagnolo, modello Record, con una guarnitura da 42/54 denti e una ruota libera da 6 corone, da 13 a 21 denti (p. 31)




La Pinarello blu con cui Fausto Bertoglio vinse il Giro d'Italia del 1975 (p.136)