Il libro: Io non mi fermo



Fabrizio Macchi (con Pietro Cabras), Io non mi fermo, Libreria dello Sport, 2003, pp. 208, euro 14,95.

Qualche tempo fa stavo facendo in bici la Grantola, una salita lunga quattro-cinque km dalle parti della Valganna. Ero più o meno a metà e stavo salendo col mio ritmo - non al massimo ma tenendo una buona andatura - quando mi passa un ciclista che, porca miseria, va al doppio della mia velocità.
Che c'è di strano, direte voi? Sei un sessantenne, peraltro abbastanza fiacco; è normale ci sia qualcuno che vada il doppio di te.
Voi avete ragione (non sulla questione del fiacco, comunque!): il fatto è, però, che il ciclista che mi aveva passato, scomparendo dalla mia vista a velocità impressionante, aveva una gamba sola!
Questo è stato il mio incontro con quel grande atleta che - ho scoperto poi - è Fabrizio Macchi. Sulle sue biciclette con un solo pedale, Macchi ha vinto di tutto: Campionati italiani, Record dell'ora, Coppa del mondo (il palmarès è troppo lungo per elencarlo qui: puoi trovarlo sul suo sito). Ma soprattutto ha vinto la battaglia più importante, quella con la vita: ha saputo reagire, anzi rendere un punto di forza qualcosa - l'amputazione di una gamba - che avrebbe fermato molti di noi.

Fabrizio ha scritto alcuni libri in cui racconta la sua storia. L'ultimo è Più forte del male, Edizioni Piemme, 2007. Il primo è Io non mi fermo, di cui riporto qui qualche brano.

"Io corro. E' più forte di me. E' dentro di me. L'ho sempre fatto. Io corro per scendere le scale, mi tengo alla ringhiera di ferro nella vecchia casa di via Pascoli a Varese, quella giù in fondo al vialetto che scende dalla Provinciale, dove la curva larga e veloce viaggia verso le autostrade... Io corro, non posso farne a meno... Corro con le mie stampelle, da sempre, mi ci è voluto un giorno sì e no a capire come funzionavano, corro per i corridoi e mi sembra una libertà incredibile, una figata dico io, dopo tanti giorni a letto, mi sembra un passo in avanti nella mia fantasia di bambino, che non si pone troppi problemi. Forse allora queste cure servono a qualcosa, questo bombardamento, questa flebo che mi infilano dappertutto, questi tubicini che mi pendono da tutte le parti ma che non mi impediscono di correre. Corro e mi sembra fantastico, è una sensazione di indipendenza, aggrapparmi a questi trampoli, al diavolo questo ginocchio che ormai non lo sento più, non mi fa nemmeno male, magari è guarito davvero, anche se m i hanno detto che non posso appoggiarlo per terra perché è troppo debole.
Corro per Central Park, qui in America non c'è nessuno che tiguarda strano se vai in giro con le stampelle, anzi mi applaudono quando arrivo per primo nella mia Maratona di New York ...
Corro con gli sci, figuratevi, c'è Alberto Tomba che mi insegna ...
Corro con la mia bici, la prima è celeste e ha le rotelle, adesso invece ho una Colnago in carbonio, un sogno, costa una fortuna, e ogni tanto mi arrivano i ricambi più esclusivi, leggerissimi, che ho quasi paura a montarli, a sciuparli.
Corro con la mente, quando sono seduto sul divano e ho a fianco Noemi che mi guarda con i suoi occhi dolcissimi, ho mille progetti che volano, corrono veloci ma io corro più di loro e li afferro tutti.
Ho trentatré anni e sono trentatré anni che tutti cercano di fermarmi. Ci hanno provato in mille modi ma, come dice Noemi io sono Forrest Gump, io corro sempre, faccio i continenti a piedi, per le mie battaglie infinite, per le mie sfide impossibili che poi impossibili non sono, o soltanto per l'antico istinto.
Pensate, per fermarmi mi hanno persino tagliato una gamba. Ma io non mi fermo, e detto così potrebbe anche essere il titolo di un libro" (pp. 7-10).

Grazie Fabrizio. Corri, corri ancora, corri per tutti noi.

Davide La Valle




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