Magni il terzo uomo

Magni "Il primo uomo", recensione di Carlo Delfino

Fiorenzo MagniRecensione del libro: Magni il terzo uomo, di Auro Bulbarelli, Rai-Eri, 2012, pp. 416, euro 29,90

Auro non lo sapeva ma stava scrivendo un “instant book”.  Infatti pochi giorni dopo la presentazione del libro su Fiorenzo Magni, il vecchio “Leone” ci lasciava all’improvviso tra lo sconforto e  l’incredulità di tutti.
Ma Auro Bulbarelli non ha scritto un instant book perché ci ha lavorato anni. Ha scartabellato migliaia di giornali e riviste d’epoca, ha intervistato centinaia di protagonisti del tempo, ha consultato collezionisti e storici del pedale meditando i loro suggerimenti, ha visionato valige di documenti e foto, ha spesso bivaccato negli archivi RAI e il tutto con lo scopo di consegnarci un bellissimo lavoro che va ad affrescare l’epopea ciclistica del dopoguerra. Questo periodo della storia italiana ha trovato nella bicicletta uno dei suoi strumenti di riscatto e Magni ne è stato, al pari di “Bartali e Coppi ”, protagonista d’eccellenza.
Quali sono gli innumerevoli pregi del libro? Innanzitutto la raccolta fotografica di primaria importanza anche se, in qualche modo,  non condivido  la scelta leziosa della foto di copertina, arcinota e ormai publicisticamente logora, di lui che stringe la fettuccia con i denti sul San Luca. Una foto trita e ritrita, come può essere quella del passaggio della famosa bottiglia al tour del “52…un episodio che è sfruttato e riproposto all’inverosimile, un luogo comune, uno stereotipo  pari a quello di chi parlando di Coppi non può esimersi dal citare la frase di Ferretti: “Un uomo solo al comando… ecc… ecc….” . Ma sfogliando le immagini delle oltre 400 pagine quali intriganti chicche troviamo! L’arrivo della Coppa Barlesi, la Nazionale che “non fece”  i Mondiali del “39, la foto di gruppo alla partenza del Trofeo Moschini, lo sforzo composto nel tentativo di primato (riuscito) sui 100 chilometri, la Coppa Marangoni sotto le bombe… solo per citare quelle che più mi hanno colpito per valenza storica e rarità. Un altro pregio rimarchevole di Bulbarelli e del suo lavoro è un'inaspettata precisione e una rigorosità storico statistica degna addirittura di un Beppe Conti. In questa occasione è proprio il caso di dire che l’allievo supera il maestro.  Se infatti è facile trovare l’ordine d’arrivo a SaintGaudens nel Tour del 1950, quanti sarebbero in grado di fissare per il 18 giugno 1939 nella Torino Piacenza il primo “scontro agonistico” con il futuro Campionissimo o scovare l’ottavo posto di Magni alla Coppa Sacchetto di San Damiano d’Asti nel 1944.
Fiorenzo MagniLa veste grafica, inoltre,  particolarmente curata da parte della RAI ERI conferisce  al libro la dignità della vetrina più importante della mia libreria. E se ciò non importerà un ficosecco a chi legge, io invece,  che credo di conoscere abbastanza di ciò che è stato pubblicato sul ciclismo eroico, sarò ben contento di conservare e ogni tanto consultare una pubblicazione veramente riuscita e che riporta  in appendice messaggi e dediche da tutto il mondo del pedale, dediche scritte mentre Fiorenzo era ancora in vita,  ma che,  lette dopo la sua morte, si gustano con uno spirito diverso, uno spirito che lascia quasi in bocca il sapore  di “immortalità”. Però  lasciatemelo dire, la cosa più importante del libro Magni il terzo uomo è la testimonianza di prima mano su misteri e segreti inconfessabili che aleggiano sul mondo del ciclismo da oltre sessant’anni:  i fatti di Valibona e l’ostracismo da parte del dopoguerra ciclistico nazionale , il “Giro” delle spinte e dei fischi alla maglia rosa,  il ritiro degli Italiani al Tour del 1950,  la beffa di Landi al Giro di Lombardia del “53 e le responsabilità della signora Giulia in quello del  “56, la Trento San Pellegrino, il gelo del Bondone, la scazzottata con Kubler….insomma, decine di episodi  rivisitati dal campione pratese con un senso di entusiastica partecipazione ma anche di contemporaneo distacco, come dire: “io ve lo racconto ma dopo tanti anni a chi può interessare…”. E invece ci interessa, Fiorenzo, ci interessa eccome, e siamo contenti che Auro,  con uno insospettato spirito maieutico,  sia riuscito a farti raccontare tante cose in questo bellissimo libro godibilissimo e da centellinare nelle lunghe serate invernali.

Fiorenzo Magni
Una mia considerazione personale vorrei però aggiungerla in calce a questa breve recensione.  Si considera universalmente Magni  “Terzo uomo” …. Magni se vogliamo essere precisi diventa terzo uomo dal 1949 quando perde qualche chilo, migliora in salita, va come una furia  in discesa, acquisisce una caratura internazionale e assurge al valore che tutti gli riconoscono fino a quando si ritira e si dedica all’imprenditoria. Anche li parliamo di intelligenza eccellente che mette a disposizione del ciclismo italiano, parliamo di sacrificio e dedizione all’attività commerciale per non parlare poi di amore viscerale  per la famiglia. E in questi campi forse diventa addirittura “PRIMO UOMO” rispetto agli altri due. Ma questa è un’altra storia…

Carlo Delfino






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