Il libro: W TUTTI di G. Petrucci, recensione di C. Delfino

W tuttiGiampiero Petrucci, W TUTTI, Bradipolibri, 2011, pp.  616 (con 3850 foto e 5000 nomi), euro 34.

Il genio di Victor Hugo ha scritto la storia dell’Europa e della Francia post-napoleonica raccontando le vicende dei Miserabili in un bel romanzo storico, forse uno dei più belli che ricordi di aver letto.
Ebbene Petrucci è il Victor Hugo del Giro d’Italia. Non aspettatevi in questo libro le gloriose gesta di Alfredo Binda baciato dal talento purissimo; non crediate di leggere del primo “campionissimo” Girardengo che ridicolizzava gli avversari o del fulgido periodo dei “tre uomini d’oro”. Ma, come nei Miserabili la storia dei re e degli eserciti fa da sfondo alle vicende misere, intime o edificanti di un Jean Valjean, nell’ultimissimo lavoro dell’amico Petrucci sono i grandi campioni ad essere comprimari dei “Girini” più sconosciuti, dei diseredati del gruppo che nel mese di maggio gira per la nostra penisola.
Che fantastici ritratti ci regala la penna di Petrucci! In W TUTTI c’è la bontà del vescovo di Digne monsignor Benvenuto; c’è la grettezza di Thènardier; la rigorosità dell’ispettore Javert….
Insomma si muove tutto un mondo di “sottobosco” ciclistico che in pochi conoscono, tantomeno l’Intellighenzia storico-televisivo-giornalistica dei giorni nostri che si sofferma invece e sempre (con la tecnica del copia-incolla) sulla battaglia di Waterloo, su Luigi XVIII, la restaurazione e la monarchia orleanista. Ma noi, lo sappiamo bene, la storia non è fatta soltanto dai nobili, dai generali, dai trattati e dalle dinastie; la vera storia è fatta dal popolo, dalla fame, dalle malattie e anche dalle prostitute.

Ebbene, tornando al mio assioma, Petrucci in questo lavoro è più che mai il Victor Hugo del ciclismo. Ma chi ha mai osato o saputo scrivere di Felice Peli il primo numero 1 del Giro, numero 1 nel senso che è stato il primo a correre la corsa rosa con questo numero sulla schiena; chi ha mai indagato sulle autentiche origini di Henry Heller, l’esotico pseudonimo col quale correva il ben più banale Mario Pacchiarotti ravennate ed eroe del Grappa. Chi ha mai raccontato che Michele Gordini, padre di 17 (sic.) figli, ha chiamato un figlio “Isolato” per ricordare la sua condizione al Giro del “22 e un altro “Settimo” per santificare il suo piazzamento, mi pare, al giro dell’Emilia di quell’anno. Ma chi si è mai preso la briga di cercare che faccia avesse il sestrese Malatto, o il bresciano Carati o l’udinese Capitanio che si ritirò nel “27?
Petrucci fa tutto questo e anche di più. Tante storie, 3800 fotografie, 5000 nomi di “girini”. Se Gerbi è Gavroche, Graglia è il torbido Claquesuos membro della famigerata banda Patron-Minet. Se la topaia Gorbeau è paragonabile ai rifugi fatiscenti dei primi girini, l’ideologo Combeferre delle barricate parigine è il guascone-toscano Pietrino Chesi.
Personalmente non credo di aver mai letto un libro di ciclismo così interessante, curioso e “alternativo”.
Per chi vuole la solita storia di Coppi&Bartali, nelle librerie non c’è che l’imbarazzo della scelta….

Carlo Delfino







 

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